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Morto nel canale La difesa dell’amico «Non è scappato ma ha aiutato»

Elisa Pederzoli
Morto nel canale La difesa dell’amico «Non è scappato ma ha aiutato»

Nella denuncia della famiglia un testimone dice il contrario Il papà di Vetrano: «Da lui mai una parola, ora giustizia»

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Elisa Pederzoli

SAN MARTINO IN RIO. «Non abbiamo ricevuto alcun atto dalla procura. Siamo fiduciosi, in quanto la posizione è già stata chiarita e definita giudizialmente con il patteggiamento a 2 anni pena sospesa. Purtroppo, è una brutta vicenda, ma il mio assistito e i suoi amici non sono affatto scappati, ma sono solo usciti dall’auto capovolta nel canale, bagnati, al freddo e al buio e hanno anche provato a estrarlo senza riuscirvi perché aveva ancora la cintura di sicurezza che lo tratteneva». L’avvocato Gianluca Vinci, difensore del giovane che era alla guida la tragica notte del 13 aprile 2019, commenta così la denuncia partita dalla famiglia di Liborio Vetrano, il 20enne che morì nell’auto rovesciata nel canale a Correggio, che accusa lui in particolare di non aver fatto nulla per tirare fuori il giovane dall’acqua dove morì, come ha stabilito una perizia medico-legale allegata a quella denuncia dai genitori rappresentati dall’avvocato Antonio Cozza, per annegamento.

«La famiglia sui social ha attaccato più volte l’amico guidatore – evidenzia Vinci – con molti commenti anche minacciosi di altri soggetti. Il giovane è fortemente preoccupato del fatto che qualche mitomane possa fargli del male ma, vista l’amicizia che lo legava a Liborio e prima del fatto anche alla sua famiglia, non ha pensato di sporgere denuncia».

La famiglia di Liborio però non si ferma. Nella loro denuncia c’è la testimonianza di uno dei giovani che era in quell’auto quella notte e che accusa la condotta degli altri amici. «Ma c’è anche un altro giovane che, dopo che lui ha parlato, ha voluto confermare quanto raccontato – conferma il papà Calogero – Ammette lui stesso di essere stato superficiale, ma prende le distanze dall’atteggiamento degli altri due, sempre rimasti freddi e distaccati».

La famiglia Vetrano si rimette a quanto deciderà la procura, ma chiede che vengano finalmente prese in considerazione queste testimonianze. «Cerchiamo di dare almeno un minimo di rispetto a nostro figlio» sottolinea.

Non crede, la famiglia Vetrano, ai sentimenti che l’avvocato descrive del suo assistito. «Né lui, nè la sua famiglia ci sono mai venuti a parlare, mai a chiedere scusa. A parti invertite, io mio figlio ce lo avrei trascinato. Chiunque avrebbe cercato di portare un po’ di conforto e invece niente» sottolinea il genitore. Che fa anche un’altra riflessione: «La pena a due anni per quello che è successo non è giusta. Lui aveva bevuto. Queste leggi non fanno capire a questi giovani la gravità di quello che è avvenuto», conclude. —

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