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Boiler difettoso, bambina intossicata

Martina Riccò
Boiler difettoso, bambina intossicata

La piccola, di dieci anni, ha respirato monossido di carbonio. Ora è ricoverata al centro iperbarico di Ravenna

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Martina Riccò

MONTECCHIO. La mamma esce per una commissione veloce e torna subito a casa, nel frattempo la bambina va a farsi la doccia. Dopo venti minuti, non essendo ancora uscita dal bagno, la mamma va a chiamarla e la trova in preda alle convulsioni.

In quel lasso di tempo, la piccola ha respirato monossido di carbonio sprigionato dal boiler difettoso.

Un incubo da cui purtroppo la famiglia non si è ancora svegliata. La bambina, di dieci anni appena, è ricoverata al Centro iperbarico di Ravenna, una struttura all’avanguardia, punto di riferimento per tutta la regione, specie per quanto riguarda i bambini intossicati.

I fatti risalgono a mercoledì. Quando la mamma è entrata in bagno e ha trovato la sua bambina in quello stato, ha chiamato immediatamente il 118, e la piccola è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. I medici di neuropsichiatria si sono messi in contatto con il Centro antiveleno di Pavia. In quelle prime ore, infatti, nessuno si era accorto che a provocare lo stato confusionale nella bambina fosse stato il monossido, un nemico terribile in quanto invisibile e inodore. Questione di poco, comunque, e il responsabile è stato individuato. La piccola è stata quindi trasferita alla camera iperbarica di Fidenza per il trattamento specifico.

Le sue condizioni erano gravi. Il monossido di carbonio è un gas estremamente tossico che blocca il trasporto dell’ossigeno nel sangue con effetti dannosi per il cervello, che usa il 60-70% dell’ossigeno presente nel sangue. Normalmente il monossido nel sangue non è presente, nei fumatori incalliti non va oltre il 9%, quando raggiunge il 20% compaiono cefalea e nausea. Più aumenta il livello, più si fa fatica a concentrarsi e compaiono vertigini, poi stato confusionale, perdita delle funzioni sensoriali, fino a convulsioni, sincope, insufficienza respiratoria e infine il decesso.

Se la mamma non fosse entrata in bagno, per la bambina probabilmente non ci sarebbe stato più nulla da fare. Quando i medici hanno misurato il livello di avvelenamento, infatti, lo hanno trovato oltre il 26%.

Dopo il primo trattamento, a base di ossigeno, a Fidenza, le condizioni della piccola sono migliorate, e così è stata riportata al Santa Maria Nuova di Reggio, dove è rimasta fino a venerdì sera. Fino a quando, cioè, per un repentino peggioramento, è stato necessario riportarla a Fidenza e poi, anche grazie all’interessamento dei medici reggiani, trasferirla al Centro iperbarico di Ravenna. «In caso di grave intossicazione da monossido – spiega il direttore del centro, Pasquale Longobardi – capita che si attivino i globuli bianchi, come per una infiammazione, che vanno a danneggiare le cellule cerebrali».

La risonanza magnetica effettuata all’arrivo della bambina a Ravenna, infatti, ha confermato la presenza di un danno diffuso alla corteccia cerebrale.

La speranza, ora, è che l’approccio multidisciplinare della struttura, fiore all’occhiello della sanità regionale e non solo, possa aiutarla a recuperare il danno neurologico che si manifesta con un importante cambiamento comportamentale e, spesso, provoca la perdita di memoria. «Qui interveniamo con l’ossigeno nella camera iperbarica – spiega Longobardi – ma affianchiamo al trattamento percorsi neurologici e di riabilitazione, arrivando a usare anche l’equitazione quando le condizioni lo consentono. Di solito, soprattutto nei bambini, assistiamo all’aumento del 15% delle cellule staminali presenti nel midollo che vanno a ripristinare la rete danneggiata a livello neuronale».

Poi l’appello: «Cerchiamo di non lasciare mai da soli i bambini e, soprattutto, stiamo attenti a quello che capita in casa: se gli animali domestici diventano meno vispi e rimettono, se vomitano anche i bambini, se gli adulti iniziano ad avere mal di testa e difficoltà a respirare, bisogna pensare al monossido di carbonio. Che è molto più pericoloso se inalato poco alla volta tutti i giorni». —

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