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gli impianti sciistici restano chiusi  

Impianti da sci chiusi. Gli operatori: «Non hanno rispetto del nostro lavoro»

Martina Riccò
Impianti da sci chiusi. Gli operatori: «Non hanno rispetto del nostro lavoro»

La rabbia di Marco Giannarelli, gestore delle piste al Cerreto. «Intollerabile cambiare idea a poche ore dalla riapertura»

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VENTASSO. Oggi non riapriranno le piste da sci. Fino a ieri sera si sono rincorse voci di possibili nuovi rinvii, con i gestori divisi tra chi voleva essere ottimista e chi invece temeva che sarebbe successo qualcosa. E infatti, qualche minuto prima delle 19, il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato il nuovo decreto che stabilisce la chiusura degli impianti di risalita fino al 5 marzo.

Ancora una volta, la decisione del Governo è stata comunicata a poche ore dall’inizio di un’eventuale nuova fase. Ancora una volta il lavoro per riaprire è stato vanificato, come le spese sostenute per essere pronti ad accogliere nuovamente gli sciatori. «Siamo amareggiati – commenta a caldo Marco Giannarelli, gestore della stazione di sci al Cerreto – ci sentiamo presi in giro. Se ci sono dei rischi è giusto tenere chiuso, ma comunicarlo a poche ore dalla riapertura è intollerabile». Sono le otto di sera, e lui è ancora sulle piste: «Le stavo battendo per la riapertura – dice, con il fiatone – Per essere pronti abbiamo speso più di trentamila euro, abbiamo richiamato dalla cassa Covid il personale, avevamo fatto la spesa per il rifugio e l’albergo, e come noi hanno fatto tutti gli altri. Adesso dovremo restituire i soldi delle prenotazioni, ne erano già arrivate migliaia per la settimana. Non è escluso che a questo punto non riapriremo più, speravamo di rifarci con un mese intenso, ma così...». Quella che doveva essere una serata di festa in un attimo ha colpito i gestori degli impianti allo stomaco, come un pugno: «È una tristezza incredibile – dice Giannarelli, mentre risale le sue piste – la montagna così muore».

Poi torna la rabbia: «Per trattare in questo modo la gente che lavora, le persone normali che devono arrivare alla fine del mese, le piccole attività che nonostante tutto cercano di andare avanti, bisogna essere dei vigliacchi. Il Comitato tecnico scientifico è al lavoro da un anno, possibile che abbiano capito solo domenica sera che non era prudente riaprire gli impianti? Comunicarlo in questo modo, a qualche ora dalla riapertura, significa non avere rispetto. O forse sono persone che non hanno mai lavorato in vita loro». Lo spettro di una nuova delusione aveva iniziato ad aleggiare ieri pomeriggio, quando Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, e il Comitato tecnico scientifico avevano avanzato la richiesta di rivedere la decisione di riaprire gli impianti da sci «rimandando al decisore politico la valutazione relativa all’adozione di misure più rigorose». E così è stato.

Una doccia fredda per le stazioni reggiane che oggi erano pronte a riaprire. Se a Febbio avrebbe potuto essere attivo solo il campo scuola, visto che la seggiovia Fortino-Mardonde è ancora alle prese con l’intervento di revisione, a Cerreto Laghi e Ventasso si puntava alla riapertura secondo le condizioni di capienza indicate dall’apposito protocollo. Anzi, ieri la società di gestione “Turismo Appennino” aveva fornito le indicazioni per sottoscrivere gli skipass online ed evitare le file alle casse: «Lunedì è previsto sole, aspettiamo gli appassionati per la riapertura degli impianti», dicevano.

Il sole oggi ci sarà, ma non sarà una bella giornata. —

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