«L’ennesima presa in giro Privati del diritto al lavoro»
Enrico Ferretti, presidente della Municipalità di Collagna e maestro di sci e le associazioni di categoria: «15.000 famiglie ferme dal 10 marzo 2020»
Ventasso. «È l’ennesima presa in giro. Questa gente non pensa per niente a quanti sacrifici si nascondono dietro all’apertura di una stazione sciistica. Meno male che il ministro Speranza è del partito Articolo 1, alla faccia! Non chiediamo altro che lavorare, cioè quel diritto che appunto cita l’articolo 1 della Costituzione».
la protesta
Così Enrico Ferretti, maestro di sci della stazione di Cerreto Laghi e presidente della Municipalità di Collagna, interviene sulla situazione delle stazioni sciistiche, dopo l’annuncio di un nuovo rinvio della possibilità di aprire, che era previsto per il 15 febbraio, al 5 marzo, comunicato solo domenica sera. Una situazione stigmatizzata anche da molti presidenti regionali del nord Italia e dallo stesso presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che si dice «sconcertato» dall’annuncio del ministro Speranza.
La preoccupazione
Una situazione che sta avendo ripercussioni politiche a livello nazionale, con le prime incrinature nel governo che deve ancora giurare, ma che soprattutto sta mettendo in ginocchio un comparto. Sconcerto viene espresso anche dall’Amsi, Associazione maestri sci italiani, che indica anche cosa sta dietro al blocco dello sci in termini di indotto: «Una situazione che suscita sconcerto, incredulità e sgomento. Centinaia di professionisti della neve legati alla Scuola italiana sci si sono attrezzati e organizzati con il massimo rigore e pronti ad attenersi con scrupolo ai protocolli previsti, investendo risorse in una stagione già di per sé drammatica per il comparto, per essere comunque in pista alla riapertura prevista del 15 febbraio. E, ora, ricevendo questa ennesima battuta d’arresto non ci sono parole per esprimere la preoccupazione del mondo dei maestri di sci».
«La decisione del ministro delle Salute per tempistica e modalità ci lascia esterrefatti – aggiunge il presidente Amsi nazionale, Maurizio Bonelli –. Ci uniamo al Collegio maestri di sci italiani nel denunciare la completa mancanza di rispetto delle istituzioni verso la nostra categoria e il mondo della montagna in generale. La modalità e la tempistica di questo nuovo e ulteriore stop alla ripartenza dell’attività dei maestri di sci è un evidente segno di scarsissima attenzione verso 15.000 famiglie che vivono di questa attività e che sono ferme dal 10 marzo del 2020. Come non mai, in questo momento ci sentiamo umiliati nella nostra dignità di persone e di lavoratori professionali ai quali viene vietato il diritto al lavoro e, quindi, al sostentamento delle proprie famiglie da continue promesse rimaste tutte regolarmente disattese: ci sentiamo e siamo presi in giro. Ora ci aspettiamo il giusto e doveroso ristoro dallo Stato perché gli oltre 15mila maestri di sci italiani, dopo tutto questo “tira-molla” delle nostre istituzioni, rimarranno fermi senza lavoro per quasi 21 mesi, da marzo 2020 a dicembre 2021, se si potrà riprendere».
«ristori subito»
Aggiunge il presidente del Collegio italiano maestri di sci, Beppe Cuc: «Ancora una volta i maestri di sci italiani e la montagna nel suo complesso sono stati abbandonati e umiliati da una comunicazione tardiva, che non ha rispetto per il lavoro di tante persone che in questi giorni si sono adoperati per una riapertura in sicurezza, investendo denaro e sacrifici. Per i maestri di sci italiani il rispetto per le cose e le persone rappresentano la luce guida ed è proprio questo a essere inesorabilmente e tristemente mancato. La montagna merita rispetto. Ora ci aspettiamo un concreto e immediato impegno per ristorare la categoria, tenendo conto di questo ultimo umiliante schiaffo». —
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