Incertezza sulle indagini per il delitto in Argentina «È uno strazio ulteriore»
CANOSSA. Dopo le prime indagini veloci e risolutive – in quanto all’individuazione e arresto del principale indiziato – in questi giorni grava una grande incertezza sull’andamento del lavoro degli inquirenti argentini in merito all’omicidio di Liliana Beatriz Stefanatto.
Una situazione che pesa ancora di più sul dramma che stanno vivendo i famigliari, in particolare la figlia Linda Grizzi, la 24enne residente a Canossa colpita da due lutti nel giro di poche settimane: prima il fratello Andrea, 21enne morto il 13 dicembre in seguito a un incidente in moto sulla provinciale 513 a Canossa, poi la madre, Liliana Stefanatto, vittima di un omicidio.
La donna, 54 anni, che fino a qualche anno fa aveva vissuto a Canossa, dove si era sposata e aveva avuto i suoi due figli, è stata trovata morta il primo febbraio scorso nella cucina dell’appartamento in via Santa Fe 500 a Villa Maria, un distretto di Cordoba. L’ennesimo femminicidio, una piaga anche in Argentina. «A oggi sono già 44 le donne ammazzate», sottolineava ieri la figlia.
Ignazio Emilio Aldeco, 45 anni, accusato dell’omicidio e arrestato, è stato interrogato venerdì scorso, ma a oggi la Grizzi non conosce il contenuto delle sue dichiarazioni.
«So che ha fatto una deposizione – racconta – ma non so cosa ha detto. E dovrò aspettare ancora. In Argentina questi ultimi sono stati giorni festivi, e il tribunale era chiuso. In questa terribile situazione, l’incertezza è un ulteriore strazio. Mi aspettavo un contatto dagli investigatori, cosa che invece non è avvenuta. Avrei dovuto ricevere informazioni giovedì scorso, poi è stato rinviato al giorno successivo, venerdì, ma niente. Intanto abbiamo deciso di avvalerci di un’assistenza legale. Gli zii in Argentina vanno tutti i giorni in Procura, ma ancora non siamo riusci ad avere notizie».
Quel che è peggio è che, nel frattempo, notizie non confermate, rilanciate dai media locali argentini, danno Aldeco, addirittura, di nuovo libero.
«Sarebbe una follia se fosse vero – esclama Linda Grizzi – Le prove contro di lui sono gravissime. Gli indumenti sporchi di sangue di mia madre trovati nel suo appartamento. E le aggravanti». Risulta, infatti, che l’uomo fosse già stato denunciato dalla Stefanatto per violenza di genere. «Di più – aggiunge ora la figlia – Dall’autopsia risulta che mia madre non è morta subito. Aldeco, quindi, quando ancora poteva aiutarla, ha scelto di non farlo, e questo aggrava la sua posizione». Ora Linda Grizzi non può fare altro che aspettare e cercare di contrastare lo strazio occupandosi della sua bimba. A sostenerla ci sono il compagno, gli amici e tutta la comunità che fin da subito gli ha manifestato la sua vicinanza dopo la tragedia. —
Miriam Figliuolo
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