Tra gli over 85 anche la direttrice della prima scuola d’infermieristica
Si chiama Marcella Benassi, compirà 90 anni tra un mese «Sono stati bravissimi, la puntura non l’ho neanche sentita»
REGGIO EMILIA. «Paura per una puntura? Ma no, è solo una puntura». Come a dire ragasoli (ragazzi, in dialetto) basta parlare di cose inutili: il vaccino per fortuna c’è e va fatto.
E infatti Mirella Sassi, che ha già ricevuto la prima dose e sta salendo in auto, accompagnata dalla figlia, è raggiante. I suoi occhi azzurri sembrano correre su praterie sconfinate, e se le sue gambe la reggono in piedi a fatica poco importa. «Non bisogna lamentarsi sempre per tutto – dice – Qui sono stati bravissimi: puntuali, mi hanno accolta bene, coccolata, mi hanno dato anche la carrozzina, guardi come è nuova. E poi dentro c’è il riscaldamento».
Poco lontano Mirella Pradelli, 88 anni, sfoggia un sorriso e una bellissima pelliccia: «Sto bene, è andato tutto liscio, è come fare il vaccino antinfluenzale – dice quasi per rassicurarci – non pensavo ci fossero così tante persone il primo giorno, invece eravamo in tanti». Ad accompagnarla è una cara amica del figlio, che lavora e abita in America: «Se fosse stata da sola non so come avrebbe fatto con tutti questi moduli – riflette la sua accompagnatrice – ma forse l’avrebbero aiutata all’accettazione, prima di portarla a fare l’iniezione. È l’unico appunto che mi sento di fare, per il resto è tutto funzionante».
Domenica Mailli compirà 92 anni a luglio. È stata accompagnata dalle sue due figlie, una è entrata con lei e l’altra la sta aspettando nel parcheggio. Appena ha saputo che era possibile prenotarsi ha chiesto alle figlie di fissare l’appuntamento, e così è tra le prime persone over 85 a ricevere il vaccino: «Dopo un anno come questo non vedeva l’ora – racconta la figlia che la sta aspettando fuori – ieri era emozionatissima. Siamo riuscite a prenotare l’appuntamento senza problemi, e ci hanno già fissato anche la seconda dose. Sono molto organizzati, funziona tutto bene».
«Sono davvero molto gentili – racconta Domenica appena esce dalle Fiere – è come se non mi avessero neanche fatto la puntura, non ho sentito niente. Oggi è proprio una bella giornata, sono contenta».
Giovanni Meglioli e Alda Morani, lui 90 e lei 89 anni, sono sposati da 61 anni e si sono vaccinati insieme, un’altra esperienza condivisa dopo una vita trascorsa fianco a fianco. «Siamo contentissimi – dicono – abbiamo dei nipoti che a causa del Covid non possiamo più vedere, anche se abitano a duecento metri da noi. Per salutarli sa come dovevamo fare? Affacciarci al terrazzo quando suonavano alla porta».
Un po’ di preoccupazione Meglioli l’aveva, per gli effetti collaterali che possono seguire all’iniezione, ma poi la paura è passata: «Adesso sono contentissimo, è andato tutto bene».
La più contenta di tutti è Marcella Benassi, che compirà novant’anni tra un mese. Lavorava alla Croce Rossa di Bologna, poi negli anni Settanta si è trasferita a Reggio. «Precisamente – rivela – per aprire, nel 1973, la Scuola di infermieri di Reggio Emilia, di cui sono stata la prima direttrice. E poi ho aperto sedi decentrate in tutte le province». Una svolta. Per la prima volta, infatti, sono state riconosciute agli infermieri (non più solo donne ma anche uomini) una competenza sulla salute delle persone, una responsabilità diagnostica, la capacità di lavorare in équipe e, oltre alla competenza assistenziale, anche quelle formativa e organizzativa nei confronti del personale ausiliario.
Dalla professoressa arriva il plauso alle nuove generazioni di infermieri: «Sono stati tutti bravissimi, soprattutto chi mi ha fatto l’iniezione: non ho sentito proprio nulla». —
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