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«Si fanno beffe di noi e quando li vediamo ci salutano con la mano in segno di vittoria»

Am. P.
«Si fanno beffe di noi e quando li vediamo ci salutano con la mano in segno di vittoria»

La rabbia di Giorgio Borelli, titolare del negozio Carnaby street «Sanno di poter fare quello che vogliono, purtroppo hanno ragione» 

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Quei ladri «non solo ti depredano, ma ti prendono pure per i fondelli. Mentre scappano salutano con la mano. Come dire “alla prossima volta, ci rivedremo presto”. Oppure, mentre me ne sto in piedi davanti al negozio in un momento di pausa, passano in bicicletta guardandoti e alzando il braccio in segno di vittoria, come ad alludere che ce l’hanno fatta di nuovo. Sentono di poter fare quello che vogliono e i fatti danno loro ragione. Loro restano impuniti, noi cornuti e mazziati».

Giorgio Borelli è il titolare di Carnaby Street, lo storico negozio di borse, valigie e pelletteria all’angolo tra via Emilia Santo Stefano e vicolo Trivelli, a pochi passi dalla libreria all’Arco. «Sarà la nostra posizione comoda per scappare fra i vicoli e fuggire, o le merci di pregio che vendiamo, fatto sta che la mia attività è una di quelle preferite dalla banda dei georgiani».

Nel tempo, prosegue, «ho contato più di una ventina tra taccheggi e furti, non tutti riconducibili ai malviventi dell’Est. Ma negli ultimi due anni i principali protagonisti dei colpi sono quei due che ho riconosciuto in fotografia, come i miei vicini commercianti. Tanto che ammetto di aver smesso di sporgere denuncia. Ho un plico di verbali nel cassetto ma a che serve? Anche quando vengono catturati, pochi giorni dopo te li ritrovi di nuovo in via Emilia. È un gruppo di uomini dell’Est che stazionano tutto il giorno in piazza Martiri del 7 Luglio, ovviamente ciondolando con le mani in mano. In realtà proseguono nel loro mestiere: a seconda del periodo prendono di mira questa o quella via del centro, a rotazione».

Nel tempo da Carnaby Street sono sparite le borse più costose: Borbonese, Coccinelle, Orciani, Geo Classic. Articoli dai 200-300 euro in su. «È vero che i ladri non sono violenti, non hanno mai messo le mani addosso alle commesse, piuttosto giocano d’astuzia – prosegue Borelli –. Passano venti volte al giorno davanti alla vetrina aspettando quell’attimo di distrazione che prima o poi sopraggiunge, puntano sulla velocità e si limitano a far sparire portafogli e pezzi pregiati. Però quello che è insopportabile è dover assistere impotenti a questi criminali che non hanno niente da perdere e che sono perfettamente consapevoli che la faranno franca».

Certo, continua il titolare, «un furto con destrezza può sembrare poca cosa alle forze dell’ordine, un fatto trascurabile ai fini della statistica sulla sicurezza, me ne rendo conto. Eppure non è un fenomeno da sottovalutare: alla lunga è pesante dover subire tutto questo sapendo di non poter reagire. A me sembra di pagare una tassa aggiuntiva, di dover sottostare a un vero e proprio taglieggio da parte di delinquenti che vivono di espedienti».

Lo stato d’animo dei derubati, secondo Borelli, è quello di «sentirsi indifesi, disarmati, non tutelati. Dire che siamo stufi non rende l’idea». Dello stesso avviso il compagno della titolare del negozio “Ciak”, che ha sottolineato: «Rubano in pieno giorno, con strafottenza, guardandoti in faccia senza alcun timore. Una volta, al solito noto che passando in bici mi osservava, ho urlato di andarsene. Di rimando, mentre si allontanava, quello ha gridato cosa volessi, come se fossi io dalla parte del torto. Prendono in giro. E per la polizia sono volti noti». —

Am. P.

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