«Aumentato il ricorso allo psicologo a scuola»
Dall’abbandono di cinesi e rom fino alla socialità ridotta Mazzoli: «Su questi temi occorrerà aprire un confronto»
REGGIO EMILIA. «Sulla scuola gli aspetti psico-sociali emergono con forza, con particolare riferimento all’aumento del ricorso allo psicologo scolastico, al rischio di una minor messa in gioco dei ragazzi, al tema cruciale della socializzazione in fase adolescenziale, all’abbandono scolastico su base etnica». A lanciare l’allerta, dati alla mano, è Gino Mazzoli, psicologo e curatore del nono “Rapporto sulla coesione sociale”, che avverte: «Su questi temi occorrerà vigilare ed aprire un confronto attento, che vale anche per gli aspetti più positivi che in questa fase si sono comunque visti: il riconoscimento, innanzitutto, del ruolo sociale centrale che l’istituzione scolastica svolge nelle nostre comunità, ma anche il valore delle forzate sperimentazioni didattiche, la formazione alle tecnologie per ragazzi, insegnanti e famiglie, il rapporto scuola-famiglie e l’attenzione alle competenze trasversali degli studenti, a partire ad a quelle di auto-organizzazione». Con il Covid c’è stato anche un balzo sull’utilizzo tecnologie (anche per colloqui insegnanti-genitori e riunioni tra docenti), nuove sperimentazioni didattiche con la scuola che ragiona per obiettivi. Scuola per molti però luogo cruciale di socializzazione, spesso l’unico, un metronomo dei ritmi della vita sociale, sempre in prima linea come la sanità.
Nello studio è stato rilevato anche un abbassamento dei livelli conoscenza e della prestazioni scolastiche, oltre al maggiore peso del contesto familiare. C’è stata l’impossibilità di ri-orientamento a fine anno scolastico 2019-2020. La Dad, la didattica a distanza, incentiva metodi frontali ma rende chiaramente più difficile il lavoro di gruppo, oltre al fatto che elimina il corpo, quindi due sensi su i cinque disponibili in presenza. Con la Dad la scuola è poi entrata nelle case e a sua volta la famiglia è entrata in classe. La valutazione, poi, è rimandata a quando si rientrerà in presenza o con l’incubo dei giovani di essere sommersi di verifiche al rientro. Tutti nodi che vengono affrontati passo dopo passo nel rapporto, secondo cui con lo stare a casca c’è la possibile fuga dal rischio di mettersi in gioco da parte dei ragazzi, oltre al fatto che 14 e 15 anni si hanno una volta sola nella vita e sono cruciali per la socializzazione. Ci sono poi aspetti psico-sociali come gli abbandoni, con cinesi e nomadi che chiedono ad esempio la scuola parentale, oltre alla paura del contagio diffusasi anche tra i giovani. «Sulla scuola con il progetto “scuola diffusa” abbiamo provato a trovare soluzioni per i più giovani, per permettere loro di andare in classe in sicurezza» ha detto durante la presentazione del piano il sindaco di Reggio, Luca Vecchi. «Continueremo a lavorare in questo senso anche nell'anno in corso. Ringrazio i tantissimi che si sono messi a disposizione per distribuire pacchi per le famiglie in difficoltà, per portare farmaci e spesa a casa degli anziani, per continuare a essere comunità. Nulla come il Covid, credo, ha messo in chiaro il fatto che possiamo uscire da questa emergenza assieme, non uno per uno».—
E.L.T.
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