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«Mentì ai colleghi sulle chat con Palamara e intervenne nelle indagini relative al Pd»

Tiziano Soresina
«Mentì ai colleghi sulle chat con Palamara e intervenne nelle indagini relative al Pd»

La Prima Commissione del Csm ha chiesto il trasferimento di Mescolini fuori regione: «Credibilità compromessa»

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA. Nel pomeriggio del 24 febbraio potrebbe tenersi, davanti al plenum del Csm, la seduta decisiva per il procuratore Marco Mescolini che rischia non solo il trasferimento da Reggio Emilia per incompatibilità ambientale, ma anche dal distretto giudiziario di Bologna, vale a dire l’allontanamento operativo dalla nostra regione.

La richiesta, all’unanimità, è arrivata dalla Prima Commissione, come relazionato di recente dal consigliere più noto (vale a dire Antonino Di Matteo, sotto scorta dal’93 per le sue indagini antimafia) e il tutto condensato in una delibera – resa pubblicamente fruibile sul sito del Csm – di una trentina di pagine. E sfogliando l’atto si leggono giudizi lapidari: «Il complesso degli elementi acquisiti consente di affermare che il dottor Mescolini non può esercitare, in piena indipendenza ed imparzialità, le funzioni giudiziarie requirenti, specie quelle direttive, nella sede di Reggio Emilia». Questo perché “la pubblicazione del contenuto delle interlocuzioni con Palamara ha generato una compromissione della credibilità dell’interessato sul territorio, determinata dalla risonanza che la pubblicazione ha avuto. In tale situazione di fatto si è ingenerata nei colleghi e nella collettività la percezione, o quanto meno il dubbio, che la direzione delle indagini sia avvenuta in base a personali convincimenti politici». E ancora più duramente: «La percezione di assenza di trasparenza nell’operato del magistrato emerge dalla involontaria e incolpevole sussistenza della ormai diffusa convinzione (non solo) nell’ambiente giudiziario di rapporti privilegiati con una parte politica».

E su questo fronte vengono citati gli attacchi del forzista Giovanni Paolo Bernini, prosciolto ad Aemilia e poi sentito in Procura a Perugia sul caso Palamara. Nella delibera si ricostruisce l’istruttoria aperta per l’esposto presentato dalle quattro pm reggiane: tra le accuse che muovono a vario titolo a Mescolini, quella di aver detto di non aver mai interloquito con Palamara, quando dai messaggi emerse invece un rapporto confidenziale. E poi interventi sulle attività di indagine, come quello volto a ritardare perquisizioni in un’inchiesta sui bandi comunali dopo le elezioni (nel 2019) e la richiesta di non iscrivere nel registro degli indagati «i soggetti la cui posizione indiziaria appariva debole», e fra questi il sindaco Vecchi (Pd), ma di fare provvedimenti di non iscrizione motivati. L’aver imposto la posticipazione della perquisizione, si legge nella delibera, «è stata vista come un tentativo di favorire (o comunque non pregiudicare) la candidatura del sindaco uscente del Pd».

E ancora la pm Chiesi nell’audizione ha parlato di quando nell’indagine’”Angeli e Demoni” sugli affidi in Val d’Enza, si dovevano notificare gli avvisi di fine indagine a gennaio 2020, ma Mescolini «non voleva perché c’erano le elezioni regionali». Una serie di situazioni che per la Prima Commissione «hanno di per sé arrecato un vulnus all’immagine della Procura di Reggio Emilia e hanno inevitabilmente generato un serio appannamento della figura del magistrato la cui credibilità, in un ambiente piccolo come quello reggiano, è stata fortemente deteriorata». —

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