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la replica  

Mescolini si difende «Io, vittima di sospetti Mai fatto pressioni»

Mescolini si difende «Io, vittima di sospetti Mai fatto pressioni»

É stato sentito due volte in aula: ha presentato memorie e documentazione «Le colleghe vogliono un procuratore che si occupi di pulizie e degli ascensori...»

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reggio emilia. Ma come si difende il procuratore Marco Mescolini?

La Prima Commissione lo sentirà due volte – il 22 dicembre e il 26 gennaio, con deposito di memorie e documenti allegati – e nella motivazione della richiesta di trasferimento i sei consiglieri del Csm riassumono così la replica di Mescolini: «La campagna di stampa aveva avuto ad oggetto la sua persona e non la Procura di Reggio Emilia perché traeva origine dall’attività svolta quale sostituto della Dda di Bologna e, in particolare, nella conduzione dell’indagine e poi nella rappresentazione dell’ufficio di pubblico ministero nei vari tronconi del processo Aemilia. In particolare, la stampa suggestivamente riportava che era stato collaboratore, in quanto capo dell’ufficio del vice ministro dell’Economia (Roberto Pinza – secondo Governo Prodi – esponente del Pd della provincia di Forlì, ndr), di un esponente di una certa parte politica e da tale incarico faceva discendere il sospetto di un condizionamento nel modo di condurre le indagini. Aveva fatto domanda per tre posti di aggiunto alla Procura di Bologna e per il posto di procuratore di Reggio Emilia e la sua ambizione era fare l’aggiunto. Non voleva essere trasferito subito a Reggio Emilia perché aveva le udienze del processo Aemilia in corso. Anche per tali motivi aveva chiesto informazioni sulla calendarizzazione della sua pratica al plenum. Richieste che mai avevano assunto il connotato di “pressioni”. Le conseguenze che le colleghe avevano tratto dalla lettura delle chat erano il frutto di un approccio emotivo alla vicenda ma non trovavano alcun riscontro nei fatti». E in una memoria Mescolini diventa più graffiante: «Alcune di queste colleghe, che sono a Reggio Emilia da 15-20-25 anni, non danno l’impressione nella loro narrazione invece di impegnarsi a contribuire alla ricerca di soluzioni innovative per soddisfare le esigenze di giustizia che emergono con forza dalla realtà sociale attorno a loro, quanto più di continuare imperterrite a difendere il loro status quo, con una resistenza che hanno manifestato fin dal principio dei rapporti da loro voluti in ufficio. Un procuratore che si occupi solo delle pulizie, della manutenzione ascensori, che non metta becco nelle indagini o comunque nel “loro” ordine che non deve rispondere a nessuno: questo vogliono le dichiaranti... non c’era spazio per riparlare con le colleghe e allargare la platea avrebbe reso lo scoglio solo più difficile da passare, posto che avevamo visioni diametralmente opposte».

Mescolini «sostiene di essere vittima di un mero sospetto – sintetizzano i consiglieri del Csm nella delibera per poi smentirlo – e che i messaggi da lui inviati a Palamara erano solo volti a conoscere i tempi di definizione della pratica, perché voleva portare a termine il processo Aemilia».

Ignazio De Francisci – procuratore generale di Bologna – durante l’audizione descrive Mescolini come un ottimo investigatore ma senza esperienza come organizzatore, per poi entrare nel merito delle chat con Palamara: «C’è stata una levata di scudi nei confronti di tutti coloro che partecipavano a queste chat, soprattutto da parte di tutti coloro che erano stati pretermessi nei vari uffici dei quali in tutte queste chat si parlava. Successivamente alla pubblicazione di queste chat né appartenenti alle forze di polizia né appartenenti al foro mi hanno parlato male di Mescolini, anzi credo che il foro di Reggio, ma ve lo potranno dire loro, erano favorevoli ad avere Mescolini, come dicevo prima, perché lo conoscevano. Sappiamo tutti che ci sono colleghi che avrebbero voluto un plotone di esecuzione per tutti i colleghi coinvolti a vario titolo nelle chat, altri colleghi pensano che parlare con un consigliere del Csm non costituisce reato, altri parlano di inopportunità, quindi non c’è stata una reazione particolarmente violenta nei confronti di Mescolini». —

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