«Apri e chiudi: per noi ormai è uno strazio meglio il lockdown vero per poi ripartire»
Ieri ristoranti presi d’assalto, oggi le nuove restrizioni. Riccò: «Le fasce non funzionano: facciamo come l’anno scorso»
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA. Sole, clima mite, bar e locali aperti e un via vai di gente d’altri tempi. Reggio Emilia ha vissuto un assaggio di primavera sia venerdì che sabato segnando il tutto esaurito, dovendo però da oggi rinunciare dopo tre settimane alla zona gialla per fare un passo indietro in quella arancione. Complice il bel tempo, anche ieri il centro storico è stato preso d’assalto da quanti, giovani in primis, hanno potuto ritrovare uno scampolo di socialità che, giocoforza, con bar e ristoranti chiusi, tornerà ad essere limitata per evitare necessariamente che il virus torni a correre.
«Sembrava che non ci fosse un domani da quanta gente è venuta - racconta Federico Riccà della Bottega 39 di Piazza della Legna, rappresentante anche del gruppo “Ristoratori reggiani” - Oggi (sabato, ndr) c’è stata talmente tanta richiesta che se avessi avuto quattro locali li avrei riempiti tutti, visto che è venuta anche la gente che aveva prenotato per domenica. Un delirio, grazie anche alla temperatura mite, ma per noi resta la fregatura. Ormai si lavora bene solo il sabato e la domenica e facendoci finire in zona arancione di domenica ci hanno tagliato un pezzo importante di fatturato. Il resto della settimana chi lavora a pranzo ha meno clienti del passato. Tra ristoratori avevamo capito che poteva esserci la sorpresa per il fine settimana e così è stato purtroppo. Si torna all’asporto ma se vai in pari è tanto. Vanno bene solo i locali etnici e le pizzerie. Qui è un crescendo di arrabbiature perché questo tipo di approccio dà sempre più fastidio. Oltre al fatto che non si vedono ristori. Speriamo che cambi con il nuovo governo, che ci siano meno voci di corridoio e più preavviso. E forse, a questo punto, è meglio chiudere davvero per un mese per riaprire a metà aprile e andare avanti poi bene come l’anno scorso. Con questo apri e chiudi ci stiamo trascinando il virus troppo in là. Se non ripartiamo in primavera sarà un disastro».
L’anno scorso, infatti, la ripresa è stato forte e ha lenito le ferite del mondo del commercio reggiano. Ieri, però, è stata anche la giornata della fuga in collina e in montagna, ma soprattutto al mare, dove si sono recati anche molti reggiani. Fatto sta che a respirare sono stati anche i locali che hanno messo in cassa un po’ di soldi veri con i quali, molti di loro, potranno allentare la presa dei debiti. Ma il beneficio è durato un amen. Da oggi, ristoranti, gelaterie, pasticcerie e altri simili dovranno accontentarsi dell’apertura esclusivamente per la vendita da asporto, consentita dalle 5 alle 22. Nei bar e altri servizi simili senza cucina e nei negozi di bevande, l’asporto è consentito fino alle 18. È sempre consentita invece la consegna a domicilio, senza limite di orario. Per tutti gli spostamenti varranno le solite regole della zona arancione: dalle 5 alle 22 sono consentiti gli spostamenti solo all’interno del proprio Comune. È possibile fare visita a parenti o amici, una volta al giorno (solo all'interno dello stesso Comune), al massimo in 2 persone oltre ad under 14 e disabili non autosufficienti. Dalle 22 alle 5 sono consentiti gli spostamenti solo per motivi di lavoro, salute o necessità. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
