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il politico forzista contro mescolini 

Bernini: «Bene il trasferimento Il tempo è stato galantuomo»

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Reggio emilia. «Il tempo è galantuomo. Il male che una persona fa ingiustamente come un boomerang torna indietro. Chi giura sui propri figli mentendo è la persona più lontana a poter giudicare gli altri».

È il commento di Giovanni Paolo Bernini, esponente di Forza Italia di Parma, alla delibera della prima commissione del Csm che chiede al plenum il trasferimento per incompatibilità ambientale del procuratore di Reggio Emilia. Bernini, imputato di Aemilia e poi prosciolto, da tempo combatte una battaglia contro Mescolini, all'epoca pm della Dda di Bologna che seguì la maxi inchiesta contro la ’ndrangheta: venne assolto dall’accusa di concorso esterno e infine è stato prosciolto per prescrizione di corruzione elettorale. Ha scritto un libro-denuncia (“Storie di ordinaria ingiustizia”), dove si dice vittima di «malagiustizia politica».

Il riferimento di Bernini è a quanto Mescolini avrebbe detto sulle chat con Palamara, secondo una delle pm (Maria Rita Pantani) che ha fatto contro di lui un esposto: avrebbe giurato sui propri figli di non conoscere quasi l'ex consigliere Csm. Nella delibera della Prima Commissione sono citate le denunce di Bernini, in particolare quando disse che Mescolini «pur avendo un enorme materiale investigativo che coinvolgeva esponenti locali e nazionali del Pd, non aveva coltivato e approfondito quel filone investigativo proprio in considerazione del suo orientamento e dei suoi legami politici». Sempre il forzista parmigiano è stato sentito due volte dalla Procura di Perugia, come persona informata dei fatti (per tre ore la prima volta, un’oretta nella seconda occasione) e il fatto viene rimarcato anche dai sei consiglieri del Csm nella delibera in cui – all’unanimità – hanno chiesto il trasferimento di Mescolini per incompatibilità ambientale. «Ho chiesto alla Procura di Perugia, nella mia deposizione rilasciata recentemente – dice Bernini – la riapertura del filone delle responsabilità e collusioni politiche con il clan della ’ndrangheta nel maxi processo Aemilia».

E lunedì scorso – durante la trasmissione “Quarta Repubblica” di Rete 4 – dopo aver parlato della sua storia giudiziaria in Aemilia, è andato decisamente all’attacco: «Luca Palamara mi ha fatto il nome dell’esponente politico del Pd che ha imposto ed orchestrato la nomina di Mescolini a procuratore di Reggio Emilia. Da due settimane ho chiesto al Pd reggiano di fare un passo in avanti, non è arrivato. È un nome certificato. Me l’ha fatto Palamara col quale intendo combattere una battaglia di verità e di giustizia. Si tratta di Celestina Tinelli». Affermazione che ha suscitato la reazione dell’avvocatessa reggiana che, dopo aver smentito di essere iscritta al Pd, ha annunciato di replicare a carte bollate: «Poiché il danno nei miei confronti è stato perpetrato, anticipo che è mia intenzione promuovere azione civile nei confronti dei responsabili». —

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