«Il cartello “Vietato bussare” per non ricevere il personale»
reggio emilia. Nelle audizioni al Csm, le quattro magistrate inquirenti firmatarie dell’esposto fanno un “quadro” piuttosto negativo della gestione della Procura da parte del numero uno Marco Mescolini, insediatosi ufficialmente il 26 settembre di tre anni fa.
Coordinamento assente e situazione di autogestione sono le due connotazioni che emergono dalle parole della pm Valentina Salvi: «Non vorrei essere troppo pesante nel giudizio, ma attualmente io ritengo che il procuratore non esista, nel senso che anche fisicamente in ufficio è presente più o meno due ore e mezzo- tre e chiuso. Tra l’altro faccio presente, cosa che mi ha colpito molto, che inizialmente il procuratore non appena insediato appose un cartello con su scritto “vietato bussare” e questo denota molto l’atteggiamento che lui ha nei confronti del personale, che non riceve, nei confronti della polizia giudiziaria che non riceve...».
Sullo stesso solco la pm Isabella Chiesi che, come viene sintetizzato nella delibera della Prima Commissione, riferiva di «una Procura in “stato di abbandono”, senza coordinamento effettivo delle indagini dei diversi sostituti, e insanabilmente spaccata all’esito della pubblicazione delle chat (fra Mescolini e Luca Palamara, ndr). Confermava che erano state fatte riunioni, solo per discutere del progetto organizzativo e mai per assicurare l’effettiva circolazione delle notizie ai fini dell’efficacia dell’azione investigativa».
La pm Giulia Stignani “dipinge” il tutto in un «clima di sfiducia che ormai aleggiava attorno alla figura del procuratore e la sensazione generalizzata dell’assenza di una vera e autorevole guida dell’Ufficio».
Un disagio che – secondo la pm Maria Rita Pantani – era percepito anche dalle forze dell’ordine e dal personale amministrativo. —
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