Protesta in piazza per chiedere più sicurezza sulla via Emilia
I cittadini di Cella, Gaida e Cadè davanti al municipio «Purtroppo il dialogo iniziato a dicembre si è smorzato»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. “Cella, Gaida, Cadè progetto pilota per mobilità sostenibile”, “Respirare aria pulita è un diritto”, “+ traffico, - vita di paese”, “Ne abbiamo pieni i polmoni”, “Periferie = traffico, Reggio e i suoi cittadini di serie B”, “Vai piano rallenta, qui vivono delle persone”.
Sono alcuni dei cartelli esibiti, ieri mattina in piazza Prampolini, dal comitato di cittadini delle tre frazioni, nato per chiedere un innalzamento della sicurezza stradale sulla via Emilia. La manifestazione sotto il municipio (una cinquantina i partecipanti) è stata variopinta: diverse le famiglie con bambini e nonne munite di ombrello e tamburello.
Il comitato ha iniziato a coagularsi sulla scia della tragedia avvenuta il 4 dicembre dello scorso anno: la morte a soli dodici anni di Youness Lakhdar, lo studente delle elementari residente a Cavriago, falciato da un furgone mentre camminava di ritorno da scuola. Presente, come sempre, il papà Moustapha Lakhdar, che ha posizionato una fotografia del figlio sotto il cartello “La velocità uccide”. In memoria del piccolo e delle numerose vite perse – simboleggiate da nastri rossi, memento del sangue versato, indossati dai manifestanti anche ieri – sulla via Emilia killer, l’8 dicembre “Mattone su Mattone” ha organizzato una manifestazione nella piazzetta sotto il sovrappasso ecomostro di Cella e il 23 gennaio l’associazione ha promosso una raccolta di firme, eseguita in banchetti e online.
«A dicembre è iniziato con l’amministrazione comunale un dialogo, che tuttavia pare si sia smorzato. Sulle nostre richieste, l’assessore alla Mobilità Carlotta Bonvicini ha risposto con vaghezza e questo ci preoccupa», spiega il presidente di “Mattone su Mattone”, Alberto Sassi.
Tra le richieste già esposte, quella di prolungare la tangenziale nord in costruzione (terminerebbe poco dopo l’ex Marabù, quindi sgraverà la città ma non sarà risolutiva per le frazioni) e nell’immediato piccoli interventi quali il limite dei 30 km/h, rallentatori, autovelox. «Poiché il Comune nicchia, abbiamo deciso di venire in piazza Prampolini per puntare i fari sul disagio che le comunità vivono a causa dell’insicurezza della via Emilia. In un periodo in cui si comunica solo nella realtà virtuale, ha quasi del miracoloso essere riusciti a riunirsi. Cambiare le cose si può o perlomeno si possono orientare le scelte sul breve periodo che riguardano le comunità».
Tra gli interventi, Paolo Dallai ha detto: «In quel tratto di via Emilia transitano al giorno ventimila veicoli, rendendo l’aria irrespirabile. Ventimila veicoli al giorno per decenni, da sempre».
Applaudite le parole di Roberto Olmi, membro del comitato: «Credo che in questa piazza ci dovrebbero essere non solo gli abitanti di Reggio, ma anche quelli di Parma. La messa in sicurezza della via Emilia riguarda chi, come me, deve passare 45 minuti in macchina per recarsi al lavoro; chi, come me, da conducente non deve convivere con il timore di investire e uccidere mamme o bambini; insomma riguarda tutti. Il Comune deve dare una risposta immediata. Gli interventi più urgenti (ripristinare le banchine per i bus, sistemare i marciapiedi, rendere gli attraversamenti pedonali visibili, maggiore illuminazione) costano poco: basta la volontà politica. Voglio vedere il sindaco venire a Cella a rendersi conto con i suoi occhi. Non dobbiamo essere noi a venire a supplicare quello che ci spetta di diritto». —
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