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i gruppi di quartiere 

Il Comune punta a far rinascere le Circoscrizioni

Roberto Fontanili
Il Comune punta a far rinascere le Circoscrizioni

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Roberto Fontanili

REGGIO EMILIA. Il Comune sta pensando di riesumare le Circoscrizioni, quelle che sono state cancellate per legge. Si chiameranno molto probabilmente Gruppi di quartiere o Consulte e saranno basate sulla partecipazione di volontari, ma la sostanza non cambia. Lo snodo è l’intenzione da parte del Comune di riallacciare un rapporto e un dialogo con il territorio che oggi, spiega l’assessore Lanfranco De Franco, «si è dilatato e rischia di essere occupato stabilmente dai protestatari di professione».

Il Comune entro la fine del 2021 punta a ricostruire, come indicato anche nel programma del secondo mandato del sindaco Luca Vecchi, un rapporto diretto con quartieri e frazioni, dopo aver riscontrato che la cancellazione delle vecchie Circoscrizioni ha allentato il rapporto tra Comune e cittadini. L’idea di fondo resta quella di «creare organismi rappresentativi dei singoli quartieri che abbiano la capacità di dialogare con l’amministrazione comunale puntando sulle persone che vogliono spendersi per la realtà in cui vivono e non puntando su una rappresentanza politica».

Anche perché i partiti e i movimenti non sono più radicati come in passato. E questo è il primo problema da risolvere: saltati i soggetti che oggi non sono più in grado di tastare il polso al territorio, restano dove funzionano, le parrocchie e le associazioni di volontariato e qualche comitato auto-nominato a rappresentare il pensiero comune. Gli altri, spesso scontenti, si limitano ad affidare le loro critiche ai social. La difficoltà ulteriore è che mancano modelli di riferimento in giro per l’Italia.

«Quelli adottati a Modena, Parma, Bologna o Padova, per fare qualche esempio – sottolinea De Franco – non convincono. Molti di loro hanno l’ambizione di far rivivere le Circoscrizioni che però non si possono più fare».

Ma soprattutto esiste un problema, non risolto, di legittimazione e di rappresentatività, riconosce lo stesso assessore. Non è detto che, pur dotato di tutta la buona volontà, il volontario che si autocandida sia capace di raccogliere necessità, bisogni e desideri della stragrande maggioranza di cittadini.

Il risultato potrebbe essere che alla fine rappresenti solo interessi particolari. A far da riferimento per i nuovi organismi di rappresentanza, indica De Franco, «potrebbero essere i Centri sociali, che sono i candidati naturali a essere la casa di questi nuovi soggetti, anche perché insieme a loro c’è da immaginare e programmare la ripartenza dopo la fine della pandemia».

Resta da definire anche il percorso istituzionale. Questi nuovi soggetti non avranno un unico punto di riferimento ma, a seconda dei temi, investiranno i diversi assessorati. «I nuovi organismi – aggiunge – opereranno in modo complementare con i focus group e i laboratori di cittadinanza. Se i primi lavorano su un singolo progetto gli altri dovranno avere la capacità di sviluppare un dialogo costante».

Per chiarire meglio, si potrebbe dire che i Laboratori di cittadinanza, che De Franco difende a spada tratta, si confrontino su singoli problemi, mentre i nuovi organismi lo faranno sul funzionamento dei servizi sociali o sulle scelte di politica urbanistica e ambientale che riguardano quella zona e la città.

E potrebbero essere, prevede l’assessore, «strumenti complementari tra partecipazione in presenza e un dialogo digitale attraverso sondaggi, come quello fatto durante la pandemia a cui hanno risposto 5mila persone. Non penso a sondaggi deliberativi, ma sarà il consiglio comunale a decidere. Il mio obiettivo è arrivare a fine anno con una proposta aperta da sottoporre al confronto con la città». —

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