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l’attivista reggiano 

«Addio ai martiri della pace morti per il mio Congo»

Ambra Prati
«Addio ai martiri della pace morti per il mio Congo»

Mpaliza, organizzatore di marce per i diritti umani: «Piangiamo troppe vittime»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Sono sconvolto. L’uccisione dell’ambasciatore dell’Italia in Congo ha riaperto in me tante ferite. Sono rammaricato per questo giovane diplomatico che ha versato sangue per svolgere in modo coscienzioso il suo lavoro, lontano dalla sua famiglia. È un martire della pace». A commentare l’attentato nella Repubblica Democratica del Congo – costato la vita al 43enne Luca Attanasio, a Vittorio Iacovacci, il carabiniere della scorta e a Mustapha Milambo, l’autista, uccisi in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nella zona orientale – è John Mpaliza, più noto come “peace walking man”, il maratoneta originario di Bukavu ma reggiano d’adozione. Mpaliza ci ha risposto da Trento, dove si è trasferito dopo vent’anni trascorsi nella nostra città come ingegnere informatico al Comune di Reggio, distinguendosi come attivista per i diritti umani. Dal 2010 John organizza marce, in Italia ed in Europa, per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul dramma che vive il popolo congolese.

«La tragica notizia dell’uccisione di Attanasio mi spinge a tornare sui social per esprimere il mio cordoglio alla famiglia dell'ambasciatore, del carabiniere e dell'autista che, insieme a lui, hanno perso la vita – ha scritto il maratoneta su Facebook – La Repubblica del Congo va molto male! Sono decenni che lo gridiamo e che piangiamo milioni di vittime! Sono decenni che chiediamo aiuto a tutti: Onu, Parlamento Europeo, Parlamento e Senato Italiano, Farnesina! E sono decenni che si fa finta di non vedere, di non sapere. Non saremo mai abbastanza grati all’ambasciatore Attanasio e a tutte le persone che insieme a lui hanno sacrificato la vita per vedere ciò che nessuno vuole vedere, ascoltare ciò che nessuno vuole ascoltare. E non saremo mai abbastanza grati a tutti costruttori di pace che sono morti per amore del popolo congolese. Possa questo vostro sacrificio non essere vano».

Contattato dalla Gazzetta, Mpaliza aggiunge: «Se l’ambasciatore ha voluto visitare una zona dimenticata, addirittura dalle autorità di Kinshasa, è semplicemente perché aveva a cuore le sorti dei congolesi, in particolare quelli dell’est, vittime di violenze e massacri indicibili. L’ambasciatore era accompagnato dai caschi blu dell’Onu, che sono lì da anni in 20mila; eppure un pugno di ribelli da altrettanti anni tiene in scacco l’est del Congo. Questo sacrificio deve insegnare molto: ho contattato via e-mail il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, che è informato della situazione. Reggio ha sempre avuto una particolare sensibilità per l’Africa: ricordo che nel 2017 ha soggiornato in città Denis Mukwege, che l’anno dopo, nel 2018, è stato insignito del Nobel per la pace».

Non altrettanta sensibilità, secondo Mpaliza, è mostrata dai media. «I congolesi, molti dei quali bambini, muoiono per estrarre i minerali che servono all’Occidente: 6 milioni di vittime in dieci anni, una schiavitù moderna alimentata dai nostri consumi. Purtroppo devo sottolineare che accendere i fari sul Congo solo quando accadono queste disgrazie non è giustizia». Su eventuali maratone future, Mpaliza è categorico. «Il Covid ha bloccato i miei progetti. Però si può fare attivismo anche da casa, in smart working, sperando di poter tornare a correre presto». —

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