Botte e vessazioni dell’imprenditrice in un video girato in segreto dal marito
Le registrazioni consegnate alla pm Pantani che indaga La donna allontanata ha raccontato ieri in aula la sua verità
Tiziano Soresina
reggio emilia. Il caso giudiziario è di quelli delicati, perché non solo coinvolge due noti imprenditori reggiani cinquantenni sposati da tempo ed ora ai ferri corti, ma ci sono di mezzo due bimbi in tenera età e la madre è stata allontanata dalla casa familiare e non può nemmeno avvicinarsi all’azienda in cui ha sempre lavorato con il marito. Perché tutto questo? L’imprenditore ha denunciato la moglie per maltrattamenti fisici e psicologici all’interno del nucleo familiare. E sulla scia di quest’azione legale non solo è stato aperto un fascicolo per maltrattamenti in famiglia nei confronti della donna, ma il pm Maria Rita Pantani ha chiesto ed ottenuto la doppia misura cautelare dal gip Andrea Rat. E ieri mattina, per legge, l’imprenditrice ha affrontato l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice che ha emesso il provvedimento restrittivo. Difesa dall’avvocato romano Roberto Chironi, l’indagata si è avvalsa della facoltà di non rispondere, preferendo raccontare la sua verità attraverso quelle che tecnicamente vengono definite “dichiarazioni spontanee”. Il rapporto fra i due coniugi è sempre stato stretto, tanto in casa che in ambito aziendale. Poi, secondo quanto denuncia il marito, più di “qualcosa” si sarebbe rotto nei rapporti coniugali. E per timore di non essere creduto ma anche con il fine di documentare il tutto per tutelare i figli, lui ha registrato di nascosto diversi episodi. Materiale audio e video che poi è stato consegnato a chi indaga (cioè la polizia, coordinata negli accertamenti dalla pm Pantani). E in quelle registrazioni vi sarebbero aggressioni fisiche e psicologiche. Botte al marito, a cui avrebbero assistito anche i due piccoli. Ma la madre avrebbe colpito con una sberla pure la bambina. La situazione sarebbe precipitata la primavera scorsa, in pieno lockdown. Secondo quanto racconta l’imprenditore, non gli era più possibile lavorare in azienda in presenza, perché non tollerato dalla moglie. E le poche volte che si è recato in ditta, la moglie avrebbe detto di star male. Per il marito, erano solo escamotage per costringerlo a tornare precipitosamente a casa, anche perché i due piccoli erano nell’abitazione soli con la madre, quindi per non rischiare conseguenze ulteriori lui ha sempre preferito rientrare. «Stavolta la vittima dei maltrattamenti in famiglia è il marito – commenta l’avvocatessa perugina Maria Cristina Ciace che assiste l’imprenditore e i due bimbi – e l’aver ottenuto dal gip l’applicazione della misura cautelare è un risultato importantissimo perché è stato superato il pregiudizio diffuso secondo cui l’uomo è sempre il carnefice». Un’inchiesta ancora lontana dal ritenersi conclusa. —
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