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il maxi processo octopus 

«Gibertini fatturava gli spot tv a Dallari»

Tiziano Soresina
«Gibertini fatturava gli spot tv a Dallari»

L’impiegata e il collaboratore difendono l’imputato «Ditta di trasporti in crisi e con la pubblicità cercava clienti»

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Tiziano Soresina

reggio emilia. Le due ore, ieri mattina, dell’udienza preliminare focalizzata sull’operazione Octopus – con un giro milionario di fatture fasulle come accusa principe – sono state per lo più monopolizzate dalla deposizione dei due testimoni legati al rito abbreviato scelto dall’imprenditore 70enne Nunzio Dallari, ex presidente della Cna.

Prima di questo “passaggio” il gup Luca Ramponi ha fissato il calendario futuro di udienze, inoltre l’avvocato Vincenzo Belli – difensore dell’imprenditore 46enne Omar Costi, anche ieri presente al processo – ha sollevato un’eccezione di nullità per l’indeterminatezza del capo d’imputazione in cui il suo assistito viene accusato di bancarotta fraudolenta documentale. «Manca il luogo e la data del presunto reato commesso – ha rimarcato l’avvocato Belli – quindi l’imputazione è generica». A quel punto la pm Valentina Salvi ha verificato il tutto e, dopo alcuni minuti, ha integrato il capo d’imputazione.

Poi si è voltato pagina, affrontando la posizione di Dallari che viene giudicato con il rito abbreviato, scelta che lo accomuna ad altri due imputati (cioè il giornalista reggiano 58enne Nicola Fangareggi e l’imprenditore scandianese 50enne Roberto Lodesani). Hanno, invece, chiesto il patteggiamento gli imprenditori bagnolesi Enzo Paluan (70 anni) e Lisetta Corradini (63 anni) che sono accusati di evasione fiscale, avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti.

Al centro delle deposizioni di ieri mattina tre fatture – per circa 30mila euro – emesse fra il 2009 e il 2011 dalla “Gibertini Comunicazioni” (di cui il volto tv reggiano 55enne Marco Gibertini ne era il titolare) a favore della “Dallari srl” con sede legale a Baiso. I due testimoni hanno risposto alle domane dell’avvocato Nino Ruffini (difensore di Dallari) e della pm Salvi. Dettagliato il racconto di Carlo Paglia, collaboratore di Dallari, da cui è emerso che l’imprenditore di Baiso non conosceva Gibertini, ma era stato quest’ultimo a contattarlo per chiedergli se era interessato a sponsorizzare il programma che a quel tempo teneva sull’emittente Telereggio, vale a dire la trasmissione “Poke balle”. E, in effetti, poi comparirà dietro al conduttore Gibertini un cartellone che reclamizzava la ditta di Dallari. Un servizio pubblicitario giunto – secondo il testimone – dopo una serrata trattativa, perché il prezzo di quella sponsorizzazione era considerato troppo alto da Dallari. Comunque l’azienda di trasporti era in crisi e se da un lato necessitava di pubblicità per cercare nuovi clienti, dall’altro doveva investire le proprie risorse con attenzione.

Da parte sua l’impiegata Manuela Monticelli – responsabile della contabilità aziendale – ha parlato delle tre fatture: tutte contabilizzate, il cui pagamento era tracciato, a monte di un contratto di sponsorizzazione in regola. Nella prossima udienza arriverà la sentenza per l’imprenditore di Baiso.

«Siamo fiduciosi – dice, al termine, l’avvocato Ruffini davanti ai taccuini, portavoce in pratica di Dallari che ha disertato l’aula – e abbiamo scelto il rito abbreviato per far emergere rapidamente la verità. Non siamo di fronte a fatture fasulle e lo stiamo dimostrando». —

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