Gazzetta di Reggio

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UNA PRESENZA PLURISECOLARE 

Armadio sacro e altri arredi custoditi alla periferia di Haifa

Adr.Ar.
Armadio sacro e altri arredi custoditi alla periferia di Haifa

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REGGIO EMILIA. La sinagoga di via dell’Aquila è il simbolo materiale più noto e visibile della plurisecolare presenza ebraica in terra reggiana, segnata da insediamenti in città ma pure nelle altre cittadine della provincia, come Scandiano, Novellara e Correggio. Il primo nucleo giudaico arriva a Reggio nel 1413: secondo gli archivi storici, di una sinagoga si parla nel 1544, sistemata in una casa di contrada San Bartolomeo, nella zona fra l’attuale piazza Prampolini e via Guido da Castello. Il 30 dicembre 1699, la duchessa Laura Martinozzi, reggente in nome del figlio Francesco II d’Este, decide la creazione di un ghetto, anche la sinagoga viene trasferita nel cuore del neonato quartiere, in via dell’Aquila. Nel 1755 viene realizzato un nuovo Aròn ha-Kodesh, l’armadio sacro, l’arredo religioso più importante, lo scrigno dei Sefarim Torah, i Rotoli della Legge ebraica. Si tratta di un enorme Aròn ha-Kodesh in marmo, in stile barocco, di 6 metri e 50 centimetri di altezza e 3 metri e 20 centimetri di larghezza. A metà dell’800 viene edificata una nuova sinagoga, sempre in via dell’Aquila, inaugurata nel 1858. Lì viene spostato l’arredo sacro. All’epoca la comunità ebraica di Reggio contava ancora circa 600 persone. Il podestà, il conte Carlo Ritorni, non partecipò, spiegando l’assenza con un vincolo religioso. Il ’900 porta il fascismo, l’alleanza con il nazismo, le leggi razziali, la seconda guerra mondiale, le persecuzioni. Gli arresti, le uccisioni e le deportazioni ad Auschwitz-Birkenau, campo di sterminio dove trovano la morte anche una decina di ebrei reggiani residenti nel ghetto. Dopo oltre mezzo millennio, la comunità ebraica reggiana nella pratica non esiste più, la sinagoga – danneggiata dai bombardamenti alleati – è abbandonata.

Grazie a un facoltoso imprenditore ebraico, l’Aròn ha-Kodesh – così come gli arredi di tante sinagoghe italiane – viene portato in Israele in una grande operazione di trasporti, ora è custodito nella sinagoga della comunità di Kyriat Shmuel alla periferia di Haifa, ricordato anche in un francobollo celebrativo di quella stagione di “salvataggi”. Nel 1994, poi, Comune e Comunità ebraica di Modena e Reggio decidono di avviare un percorso di recupero del luogo di culto. —

Adr.Ar.

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