Caso Mescolini, oggi la decisione del Csm
Il procuratore davanti al plenum con il difensore. Tre ipotesi: trasferimento accordato, nuovi accertamenti, archiviazione
Tiziano Soresina
reggio emilia. È il “giorno del giudizio” – a Roma – per il procuratore di Reggio Emilia, Marco Mescolini, che rischia il trasferimento non solo dalla nostra Procura (dove è approdato nel 2018), ma anche dal distretto giudiziario di Bologna (vale a dire fuori dai confini dell’Emilia-Romagna, ndr), in cui ha operato nella Direzione distrettuale antimafia conducendo l’accusa nel processo Aemilia contro la ’ndrangheta.
All'ordine del giorno dei lavori del Consiglio superiore della magistratura (la seduta è quella pomeridiana delle 15.30), viene infatti sottoposta al plenum la delibera della Prima Commissione con cui – all’unanimità – si richiede il trasferimento per incompatibilità ambientale del procuratore.
Entrando nei dettagli della seduta di oggi, va subito specificato che relatore di questa richiesta è il consigliere Nino Di Matteo (sotto scorta dal ’93 per le sue indagini antimafia). In aula Mescolini sarà affiancato dall’avvocato difensore: entrambi potrebbero prendere la parola. Poi sarà il momento della decisione e la strade possono essere tre: accoglimento della richiesta (e il trasferimento ha efficacia immediata), oppure l’istruttoria torna davanti alla Prima Commissione per ulteriori approfondimenti, infine l’archiviazione del caso come terza possibilità. Vedremo quale via sarà imboccata dai consiglieri di Palazzo dei Marescialli.
La procedura è stata aperta nel settembre scorso sulla scia di un esposto presentato da quattro pm (Isabella Chiesi, Maria Rita Pantani, Valentina Salvi e Giulia Stignani) che lavorano nella nostra Procura.
Nell’esposto illustrano come a seguito delle pubblicazioni della chat del 2018 fra Luca Palamara e Mescolini e «dei quotidiani articoli di stampa che riportano le censure mosse a quest’ultimo da numerosi esponenti politici e alte figure istituzionali – si legge – in riferimento a presunte omissioni poste in essere nello svolgimento dell’attività d’indagine, non si sentono più nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro con la serenità necessaria, giacché l’Istituzione che contribuiamo a rappresentare ha perso credibilità e autorevolezza, apparendo all’esterno priva di indipendenza». Sentito al Csm due volte, Mescolini sostiene di essere vittima di un mero sospetto e che i messaggi da lui inviati a Palamara erano solo volti a conoscere i tempi di definizione della pratica, perché voleva portare a termine il processo Aemilia. —
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