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Corruzione elettorale Megale è stato assolto «Il fatto non sussiste»

Francesco Dondi

Finì sotto accusa per i contatti con un imprenditore sassolese Intercettazioni inutilizzabili. Decade anche l’accusa sui dehors

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Francesco Dondi

CASTELLARANO. Cinque anni dopo si chiude il processo a Giuseppe Megale, Adamo Bonini e tecnici di Sgp. Per tutti loro i giudici hanno pronunciato sentenza di assoluzione perché “il fatto non sussiste”. Viene così a cadere il teorema accusatorio – la procura era rappresentata dal pubblico ministero di Modena Marco Niccolini – emerso durante il periodo elettorale a Sassuolo del 2014 secondo cui tra Megale e il proprietario della pizzeria “Ci voleva” e del bar “Pin up” vi fosse una sorta di accordo.

L’ex capogruppo del Pd in Consiglio comunale a Sassuolo (che è stato comandante della polizia municipale di Castellarano e in precedenza anche a Rubiera) si dimise nel luglio 2015 dopo avere ricevuto un avviso di garanzia. Era imputato per corruzione elettorale: era accusato di aver agevolato Bonini per ottenere un sostegno nella tornata che riportò il Partito democratico alla guida della città con il sindaco Claudio Pistoni.

Ma da quel periodo sono cambiate tante cose, a partire dall’uso delle intercettazioni telefoniche. C’è infatti una sentenza della Cassazione che vieta l’utilizzo delle captazioni per procedimenti diversi da quelli per le quali siano state autorizzate, salvo non emergano situazioni che impongono l’arresto in flagranza. Ed è proprio questo il caso specifico: l’intercettazione tra Megale e Bonini, che si congratulava con l’esponente politico al termine del primo turno, emerge all’interno dell’inchiesta “Intoccabili”, relativa ad episodi di usura e legami con i carabinieri di Bonini e Rocco Ambrisi. Ai tempi la procura separò i procedimenti: da una parte “gli intoccabili”, dall’altra la corruzione elettorale. Ma con le modifiche sopravvenute nell’ultimo periodo quella che sarebbe stata la prova principe, ossia le intercettazioni, è svanita. Non a caso è stato lo stesso pm Niccolini a segnalare al tribunale le ultime novità legislative e a chiedere l’assoluzione. Che è arrivata ieri con la lettura della sentenza. Sono quindi assolti sia Megale (difeso dall’avvocato Giorgio Pighi) sia Bonini (rappresentato da Luca Brezigar) sia alcune figure più marginali del mondo Sgp. Ricordando le accuse iniziali si sospettava che l’imprenditore Bonini, sostenendo il futuro capogruppo del Pd, avrebbe ottenuto alcuni favoritismi per la realizzazione di dehors nel locale “Pin up”. Proprio per quello e alla luce dei contatti che erano emersi tra alcuni tecnici di Sgp e Bonini, la procura aveva chiesto e ottenuto dal gup di poter processare anche loro. In questo caso è invece sopravvenuta la nuova normativa sull’abuso d’ufficio, altrettanto complesso da provare se non a fronte di prove tali da poter dimostrare il dolo dell’atto e non un’eventuale discrezionalità. Perciò anche il fronte dei dehors è finito in un vicolo cieco che ha portato il tribunale a prendere atto di come siano cambiate le norme e quindi a leggere sentenza di assoluzione perché “il fatto non sussiste”. —

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