Inchiesta appalti a Reggio Emilia, Di Matteo: «Il sindaco è il principale indagato»
Il relatore lo svela in due passaggi del suo intervento. La replica di Luca Vecchi: «Mai ricevuto comunicazioni del procedimento»
REGGIO EMILIA. «Il problema non è la tempistica delle perquisizioni, il problema è la rivendicazione pubblica di quanto la Procura sia stata brava a non interferire con lo svolgimento delle elezioni. Il problema paradossalmente è che tutto questo si innesta in una situazione in cui il sindaco è il principale indagato della principale indagine, che forse ha potuto trarre un vantaggio dalla mancata perquisizione e si sente di esprimere la totale solidarietà al procuratore della Repubblica».
Il pm Antonino Di Matteo, che è anche cittadino onorario di Reggio Emilia, lo ripete due volte nel corso del suo intervento, trasmesso in diretta su Radio Radicale al pari di tutta la seduta del plenum Csm. Il sindaco Luca Vecchi è, al momento, indagato nell’inchiesta sugli appalti in Comune.
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In un primo passaggio, Di Matteo lo sottolinea mentre espone le contestazioni a carico di Mescolini. Poi lo dice ancora, durante le repliche. Due passaggi quasi in sordina, ma tanto basta per accendere l’ennesima miccia in un contesto già di per sé esplosivo, rimettendo al centro quei rapporti fra politica e magistratura che sono proprio uno degli elementi più esplosivi del caso Mescolini.
Una notizia che piomba in municipio a pomeriggio inoltrato, dopo che Di Matteo rivela questo particolare che sembra quasi passare fra le righe. Nel primo intervento, Di Matteo parla anche di un avviso di conclusione di indagini sottoscritto ad agosto, paventando l’avvicinamento anche di una possibile richiesta di rinvio a giudizio. Una notifica di cui, in realtà, in Comune non c’è tuttavia alcuna traccia, né trova riscontro e conferme dal sindaco stesso.
Un’inesattezza del pm antimafia? Successivamente, Di Matteo però torna a parlare dell’indagine. Ed è in questo secondo passaggio che definisce il sindaco Vecchi «il principale indagato della principale indagine» della città. Il riferimento è proprio all’inchiesta appalti, che alla fine della scorsa estate ha visto effettivamente la chiusura della indagini verso 26 indagati, tra dirigenti, funzionari e consulenti del Comune.
Un elenco nel quale, a quanto risulta, tuttavia non compare il sindaco Vecchi, che ieri di fronte alla diffusione della notizia ha commentato con stupore: «Ho appreso con sorpresa di queste dichiarazioni, confermo che io non ho mai ricevuto nessuna formale comunicazione su questo procedimento».
E poi: «Sono molto tranquillo e, come ho sempre dichiarato, riconfermo tutt’oggi la mia piena fiducia nella magistratura», aggiunge il sindaco.
L’inchiesta appalti, che fra mille polemiche dopo il ballottaggio ha portato anche alla perquisizione del municipio, rappresenta uno degli elementi principali delle contestazioni al Csm a carico di Mescolini , dal momento che stiamo parlando di una disputa non indifferente fra il procuratore Marco Mescolini e le due pm (Valentina Salvi e Giulia Stignani) titolari delle delicate indagini.
Una frizione forte oggetto dell’esposto delle quattro pm reggiane, che viene riassunta anche nella delibera della Prima Commissione in cui viene richiesto il trasferimento d’ufficio di Mescolini per incompatibilità ambientale, come poi stabilito ieri dal plenum del Csm, che l’ha votata all’unanimità.
Nella delibera, l’indagine appare in particolare nel resoconto dell’audizione della pm Salvi, avvenuta il 10 novembre scorso davanti al Csm.
«Nell’indagine sui bandi del Comune il procuratore – si legge – aveva chiesto, a fronte di una precisa denuncia della polizia giudiziaria che aveva redatto l’informativa di reato, di non iscrivere i soggetti la cui posizione indiziaria appariva debole, e fra questi il sindaco Vecchi, ma di fare provvedimenti di non iscrizione motivati».
Come andò a finire questa contrapposizione? Le due magistrate inquirenti hanno poi iscritto il primo cittadino nel registro degli indagati e al momento non è stata presentata richiesta di archiviazione al gip, quindi – tecnicamente – Vecchi è ancora indagato.
Una sorta di “limbo” per il sindaco, mentre a metà settembre 2020 si era già ampliata – e di molto – l’inchiesta portata avanti dal 2016 dalle pm Salvi e Stignani che hanno coordinato gli accertamenti (intercettazioni, pedinamenti, analisi documentarie) della Finanza (nucleo di polizia economico-finanziaria), culminati in un autentico terremoto in municipio e relativo a vicende collocate fra il 2012 e il 2019. Undici i nuovi indagati (rispetto ai 15 emersi durante le perquisizioni del giugno 2019) che significano ora 26 avvisi di conclusione-indagini.
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