Reggio Emilia, Mescolini è stato trasferito d’ufficio: il plenum del Csm vota sì all’unanimità
Il procuratore capo si difende ma la seduta approva la delibera della Prima Commissione sull’incompatibilità ambientale
REGGIO EMILIA. Sì alla delibera della Prima Commissione. Il plenum del Csm ha dato il via libera all’unanimità – unico assente al momento del voto il vicepresidente David Ermini – alla proposta di trasferimento per incompatibilità ambientale del procuratore di Reggio Emilia, Marco Mescolini, che sarà ora destinato ad altra sede, fuori anche dal distretto giudiziario di Bologna.
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Una seduta plenaria durata circa tre ore, alla presenza dello stesso Mescolini e del suo avvocato difensore, Franco Gaetano Scoca. In un sofferto intervento difensivo, Mescolini ha replicato al durissimo impianto di contestazioni a suo carico, non convincendo tuttavia il plenum, che alla fine poco dopo le 18.30 ha votato a favore della proposta di trasferimento contenuta nella delibera firmata dal pm antimafia e cittadino onorario di Reggio, Antonino Di Matteo, già passata all’unanimità anche in Prima Commissione.
È stato lo stesso Di Matteo durante la seduta ad esporre le contestazioni a carico di Mescolini, ripercorrendo l’intera vicenda contenuta nella delibera: una procedura avviata dopo le polemiche dell’estate scorsa, quando sono state rese note le chat WhatsApp fra Mescolini e Palamara, risalenti al 2018, in vista della corsa alla carica di procuratore reggiano, ottenuta poi a luglio da Mescolini con successivo insediamento a settembre, a distanza di oltre un anno dal pensionamento del predecessore, Giorgio Grandinetti, e dopo aver lavorato alla Dda di Bologna dal 2010, rappresentando a Reggio l’accusa nel maxi-processo Aemilia.
Uno scambio di messaggi che ha innescato una bufera sui rapporti fra politica e magistratura, dal quale il 16 settembre 2020 è derivato anche un esposto inoltrato sempre al Csm. A proporlo le quattro pm reggiane Maria Rita Pantani, Isabella Chiesi, Valentina Salvi e Giulia Stignani, poi audite in commissione al pari di altri due pm, ovvero Marco Marano e Giacomo Forte, per un totale di sei su nove magistrati che compongono la Procura reggiana.
Nell’esposto le quattro magistrate hanno accusato Mescolini di aver loro mentito sulle chat (alcune delle quali lette durante il plenum), sottolineando la perdita di «credibilità e autorevolezza» della Procura per «presunte omissioni poste in essere nello svolgimento dell’attività d’indagine». Per Di Matteo, su Mescolini «è stata tratteggiata la figura di un magistrato che ha cuore le sorti degli esponenti politici locali del Partito Democratico».
Un concetto presente nella delibera e ripercorso da Di Matteo anche durante il suo intervento di circa quaranta minuti, in cui ha ricordato anche le accuse lanciate dal centrodestra sulla mancanza di indagati del Pd in Aemilia, episodi relativi all’indagine sui bandi comunali (dal ritardo post elettorale per la perquisizione in Comune alla richiesta «di non iscrivere i soggetti la cui posizione indiziaria appariva debole, e fra questi il sindaco Vecchi, ma di fare provvedimenti di non iscrizione motivati»), le notifiche di fine indagini di Angeli e Demoni – previste a gennaio 2020 – oggetto di scontro fra Mescolini (che voleva rimandarle dopo le Regionali) e la stessa Salvi, che «si impose ma poi venne lasciata sola».
Ripercorsa anche la testimonianza di Celestina Tinelli, presidente uscente dell’ordine degli avvocati reggiani, considerata da Di Matteo poco attendibile, e di Ignazio De Francisci, procuratore generale di Bologna, che invece aveva ipotizzato inesperienza da parte di Mescolini nel ruolo di procuratore.
Il difensore di Mescolini ha tentato di smontare ogni contestazione, sostenendo che l’istruttoria sarebbe dovuta essere più approfondita e che Di Matteo, nella sua delibera, avrebbe valorizzato soltanto elementi sfavorevoli al suo assistito. Lo stesso Mescolini ha preso la parola, parlando apertamente di «uno stato d’animo di assoluta dissoluzione» per quanto vissuto, passando al contrattacco verso le quattro pm firmatarie dell’esposto e dando la sua versione dei fatti su ogni dettaglio, ricordando di avere prodotto durante l’istruttoria memorie e documentazioni che non sarebbero state prese nella dovuta considerazione.
Una difesa che ha spinto alcuni consiglieri del Csm, fra i quali Giovanni Salvi, procuratore generale presso la Cassazione, a interrogare Mescolini su aspetti ritenuti da approfondire, prima della replica dello stesso Di Matteo, della deposizione di una memoria da parte dell’avvocato Scoca e delle dichiarazioni di voto, nelle quali sin da subito è emersa la prevalenza dei favorevoli al trasferimento. Spetterà ora alla Terza Commissione, dei magistrati e di assegnazioni di sedi e funzioni, stabilire dove. A meno di un probabile ricorso al Tar da parte di Mescolini, che accenderebbe una nuova partita sul fronte della giustizia amministrativa.
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