«Risparmiatemi l’onta, non la merito»
L’accorata e sofferta difesa di Mescolini: «Questa ignominia potrebbe essere la fine del mio contributo in magistratura»
REGGIO EMILIA. «Vi chiedo di risparmiarmi questa onta, che non merito, di essere allontanato sine die, come penso non sia mai successo dall’inizio della storia della magistratura su presupposti di questo genere». È stata una difesa sofferta e sentita quella del procuratore Marco Mescolini, che di fronte al plenum del Csm non si è sottratto al giudizio, intervenendo insieme al suo avvocato Franco Gaetano Scoca, ma parlando soprattutto in prima persona. Ha respinto le contestazioni che gli venivano mosse, entrando nei dettagli delle accuse. E nello stesso tempo ha però ammesso anche alcuni suoi errori, parlando con sincerità davanti a quei membri togati e laici che poi hanno optato per l’incompatibilità ambientale e il trasferimento d’ufficio fuori dal distretto giudiziario di Bologna.
«Non credo di fare male il procuratore ma soprattutto non posso tollerare che si affermi che faccio il magistrato guardando i bianchi o i rossi», ha detto Mescolini prima del voto, lamentando con il suo legale lacune nell’istruttoria da parte della Prima Commissione. Lacune che, tuttavia, gli è stato contestato dal plenum, Mescolini avrebbe dovuto sollevare già in corso di istruttoria, considerando la richiesta di un supplemento di indagine tardiva, pur riconoscendo al magistrato gli importanti risultati ottenuti nel corso del processo Aemilia e nella lotta al radicamento della ’ndrangheta in terra reggiana.
Nelle sue dichiarazioni rese al plenum, Mescolini ha parlato di uno «stato d’animo di assoluta dissoluzione» sentendo le contestazioni mosse da Antonino Di Matteo, contenute nelle delibera della Prima commissione. E, in riferimento ai sospetti di una sua presunta vicinanza con il Pd, si è lasciato andare a una strenua difesa: «Rigetto con un senso ultimativo e lo dico nel posto ultimo in cui lo si può dire – ha detto Mescolini –. Se un magistrato esce di qui con l’ignominia di essere vicino a una parte politica e anche solo di darne l’impressione, come nella proposta di pena si accenna, questa è la fine nella magistratura del mio possibile contributo, per quel poco che è stato».
È stato proprio questo sospetto a non essere andato giù a Mescolini, che ha chiesto a Di Matteo anche conto del passaggio della delibera in cui il concetto è espresso in maniera esplicita, parlando poi del suo rapporto con Palamara (descrivendosi «uomo marginale»). Una difesa accorata che tuttavia non ha fatto cambiare idea al plenum, che dopo circa tre ore di dibattito ha votato all’unanimità la delibera della Prima Commissione, mettendo per il momento fine all’esperienza reggiana di Mescolini alla guida della Procura. —
E.Spa.
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