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«Chiusure localizzate e risorse Si rischia la tenuta del Paese»

M.R.
«Chiusure localizzate e risorse Si rischia la tenuta del Paese»

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REGGIO EMILIA. Dei 96 miliardi di fatturato persi nel 2020 a livello nazionale a causa del Covid e delle restrizioni imposte per contenerne il contagio, 65 miliardi sarebbero stati incassati dal settore della ristorazione. «Con questi numeri rischiamo di perdere sul campo 300.000 imprese».

A prevederlo è Davide Massarini, presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia Reggio Emilia, in quello che non ha neanche più l’aria di un appello. «Ne abbiamo fatti innumerevoli dall’inizio della pandemia – dice – e non sono mai stati ascoltati».

E ora che a rischio c’è anche la Pasqua, con il ministro della Salute Roberto Speranza che ha annunciato un nuovo stringente decreto che sarà valido dal 6 marzo al 6 aprile (includendo dunque anche Pasquetta, che cade il 5), l’umore è funereo. «La situazione economica – afferma Massarini – è doppiamente drammatica: da una parte preoccupa la tenuta delle imprese e dell’occupazione, dall’altro serve un sistema di programmazione che ne rispetti la dignità. Non è un caso che siamo intervenuti duramente laddove, dalla sera alla mattina, è stato scelto di chiudere, o tenere chiuse, le imprese, con un impatto fortemente negativo sulla vita di imprenditori, lavoratori e delle loro famiglie».

L’appello di Confcommercio, ormai diventato un mantra, è sempre stato quello di «tenere insieme sicurezza e lavoro». Cosa che, puntualizza Massarini, non è avvenuta. «E allora – continua – eccoci a chiedere nuovamente una programmazione e azioni concordate per la tenuta sociale del Paese. Abbiamo accolto con vero piacere le parole del nuovo presidente del consiglio, Mario Draghi, che in Parlamento ha ribadito che la democrazia sostanziale si ha quando i corpi intermedi interpretano il loro ruolo “salvando il presente e abilitando il futuro”, per questo continuiamo a sostenere che si debba superare la classificazione dei codici Ateco, che serva più tempestività nelle decisioni e soprattutto nella comunicazione di quanto deciso, liquidità e sostegno ai Comuni in modo che possano sospendere le imposte locali. È paradossale – sottolinea – dover pagare la Tari, la tassa sui rifiuti, anche se non si è potuto aprire la proprio attività per mesi e mesi».

Nel 2021, riferisce, il commercio al dettaglio ha perso il 17,1%, con la chiusura di un quarto delle imprese ricettive e della ristorazione. «Tutto questo – commenta Massarini – si traduce in una minore qualità della vita dei residenti e una minore attrazione turistica, aspetto da tenere in considerazione per una futura ripresa. Il futuro della nostra economia non può che passare per investimenti. Il nostro è il settore che più di tutto impatta sulla vita delle città: il terziario è il primo inserimento lavorativo per giovani e donne, quindi investire sul terziario vuol dire investire sull’economia reale».

Bisogna trovare il modo di rispettare la salute e al tempo stesso il lavoro, sostiene Massarini: «Per questo – suggerisce – sarebbe opportuno ragionare in termini di chiusure non regionali ma provinciali, in modo che le restrizioni vengano applicate dove sono localizzati i focolai, lasciando a tutti gli altri la possibilità di lavorare». —



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