«I lavoratori non sanno dove andare a mangiare»
RUBIERA. «Teniamo aperti per pranzo i ristoranti per i lavoratori, anche in caso di nuove restrizioni». La richiesta è stata ribadita più volte nelle scorse settimane dal sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, che si è rivolto sia al ministero della Salute sia al nuovo presidente del Consiglio Draghi.
«Permettere a tutti coloro che sono fuori per lavoro di andare a pranzo seduti, anche in un bar, perché le mense non sono dappertutto e mangiare in auto, in furgone, negli spogliatoi o sui gradini rischia di essere più pericoloso, per la salute, che farlo distanziati in un pubblico esercizio, indipendentemente dal “colore” in vigore», sottolinea. Il pensiero non va solo ai locali alle prese con le chiusure e le incertezze sui ristori, ma anche a chi per lavoro deve pranzare lontano da casa. Nella zona fra Reggio e Modena, così ricca di attività produttive, si parla di migliaia di donne e uomini costrette ad arrangiarsi, fra pasti in auto, al freddo, senza bagni. Diversi locali si sono attrezzati per poter siglare convenzioni con aziende, ma non si tratta di una soluzione: «Sono numerosissimi i casi di aziende che non sono in grado di garantire né internamente, né esternamente questo tipo di servizio, per non parlare dei contratti di lavoro che non contemplano questa possibilità. Ci sono poi trasfertisti, trasportatori, operatori dei cantieri, ma anche operai di piccole aziende che in questa fase sono costretti a mangiare in auto, sui camion, nei cortili, sui marciapiedi. Lontano dalle città sono pochi i servizi “continuativi”». —
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