Il Comune decide di resistere ai ricorsi al Tar di due sale slot
Luciano Salsi
REGGIO EMILIA. Le misure di contenimento della pandemia, comportando anche la chiusura temporanea delle sale da gioco, hanno offerto un supporto straordinario alla lotta contro la ludopatia promossa da Matteo Iori, già presidente del Centro sociale Giovanni XXIII e attuale presidente del consiglio comunale di Reggio Emilia.
Il Comune, che l’ha fatta propria con un regolamento restrittivo rispondente alla normativa regionale, si trova però costretto a fronteggiare le azioni legali dei gestori che non accettano la chiusura o la mancata autorizzazione di esercizi commerciali in cui sono installate slot machine e videolottery.
L’ultimo caso è quello del ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Bologna da parte della srls (società a responsabilità limitata semplificata) Gaming, che gestisce la sala da giochi e scommesse sita al numero 11/A di via Adua.
Lo scorso 23 novembre il Comune di Reggio ne aveva ordinato la chiusura per il mancato rispetto delle distanze dai “luoghi sensibili” (scuole, oratori, impianti sportivi e altri posti frequentati dai giovani). Il ricorso di Gaming, che verrà presto giudicato dal Tar, è stato notificato il 29 gennaio al sindaco, che di conseguenza ha riunito la Giunta per deliberare urgentemente l’autorizzazione a resistere nel giudizio. Era assente soltanto l’assessore Nicola Tria.
All’unanimità è stato deciso di accettare la sfida e affidare la rappresentanza del Comune all’avvocato Annalisa Corradini del Servizio legale comunale.
A lei, che ha già curato tali pratiche, spetterà il compito di dimostrare la conformità dell’ordinanza specifica alla normativa vigente, in particolare alla legge regionale 5/2013, modificata poi dalla legge regionale 18/2016, che stabilisce una distanza minima di 500 metri fra le sale da gioco, appunto, e i luoghi sensibili.
Ad essa si rifà la delibera 112 del 28 giugno 2018, con la quale la Giunta comunale di Reggio ha approvato l’aggiornamento e l’integrazione del documento di mappatura dei luoghi sensibili e l’elenco dei locali che se ne distanziano per meno di 500 metri.
La resistenza a un altro ricorso al Tar, questa volta di Parma, era stata deliberata dalla Giunta in videoconferenza lo scorso 17 dicembre. L’azione legale, intrapresa dalla srl Emilia Immobiliare 2015, era stata notificata dieci giorni prima.
L’oggetto della contesa giudiziaria riguarda un fabbricato commerciale che la società ricorrente vorrebbe costruire nella cosiddetta “area Togni”, all’incrocio tra via Adua e via Saragat.
Il progetto è contenuto nel Piano particolareggiato di iniziativa privata Pua 8. Il Comune ha notificato lo scorso 8 ottobre l’impossibilità di realizzarlo in quanto sono scaduti nel 2014 sia il Pua sia la relativa convenzione. —
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