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«In zona gialla si potrebbe aprire da lunedì a giovedì fino al coprifuoco»

Adriano Arati
«In zona gialla si potrebbe aprire da lunedì a giovedì fino al coprifuoco»

È una delle proposte avanzate da un gruppo di ristoratori «Ma molto dipenderà dai nuovi aiuti economici in arrivo» 

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Adriano Arati

REGGIO EMILIA. Guardano sia al futuro a breve termine sia a una possibile apertura serale feriale nelle prossime settimane, i ristoratori del centro di Reggio Emilia. Nella giornata di ieri molti gestori di locali si sono ritrovati per un aggiornamento collettivo, e gli argomenti di discussione non mancavano certo. In primis i sostegni economici governativi attesi da tempo, ma vi sono anche proposte per superare parzialmente gli attuali vincoli: l’idea è quella di chiedere, in zona gialla, un’apertura serale nei soli giorni feriali, da lunedì a giovedì.

«La riunione era rivolta agli operatori del centro che l’anno scorso sono stati coinvolti nel discorso degli stewart per la gestione delle piazze», racconta Federico Riccò di Bottega 39, uno dei referenti del gruppo di ristoratori. «Si è parlato dei prossimi eventi, come Fotografia Europea, ma pure di occupazione di suolo pubblico e dell’idea di rendere parte del centro una zona pedonale dalle 19.30 sino al coprifuoco. Una proposta presentata da Confcommercio che come attività del centro abbiamo condiviso».

Un tema che unisce tutti gli operatori, di tutta Italia, è quello dei nuovi aiuti economici al settore, il cosiddetto Decreto Ristori 5, ancora lontano da una formalizzazione. «Tutti noi ci aspettiamo di avere entro la prossima settimana informazioni sul Ristori 5, anche febbraio è passato, siamo chiusi da due mesi, in pratica, a parte qualche periodo, e non abbiamo visto un euro. Il decreto fa tutta la differenza del mondo, quando arriveranno questi aiuti avremo modo di ragionare in modo lucido – sottolinea Riccò –. Ora abbiamo bisogno di respirare e l’ossigeno sono i soldi, non c’è molto altro da dire, sino a quel momento ci sarà poco a cui pensare».

Un minimo di serenità, ma solo per i ristoranti e non per le altre attività, è stata fornita dai saldi dei contributi a fondo perduto del bando promosso mesi fa dal ministero dell’Agricoltura, legato all’utilizzo di filiere produttive italiane: «In questi giorni fortunatamente sono arrivati questi soldi ed è una discreta boccata di ossigeno, anche se solo i ristoranti potevano accedervi», spiega Riccò. Nel frattempo si pensa anche al futuro.

«Ormai sono tutti virologi, anche noi abbiamo delle previsioni, per almeno tre settimane probabilmente saremo chiusi e credo che si andrà dopo Pasqua, vedremo. Nel frattempo abbiamo fatto una proposta, validata dal Comune tramite l’assessore Sidoli, che ora verrà portata in Regione. Se si passa in zona gialla, chiederemo di aprire i locali alla sera dal lunedì al giovedì, sino all’orario di coprifuoco», annuncia Riccò. «Come associazione riteniamo che il rischio sanitario sia collegato all’assembramento e non alla ristorazione in sé, un primo passo intermedio sarebbe quello di non aprire tutto ma di limitarsi ai feriali per pranzo e cena. È una proposta che chiaramente dovrebbe essere approvata dai sindaci in ogni luogo, se per caso la Regione decidesse di sostenerla. Un amministratore sa quali sono i giorni assembramento nel suo territorio. A Reggio dal lunedì al giovedì non ci sono grandi folle, e in Italia gran parte delle città sono più piccole di Reggio».

La voglia di andare avanti non manca, anche se l’attenzione rimane su questi agognatissimi ristori. «Ci sono dei tempi tecnici e sapevamo di dover portare pazienza, la settimana prossima farà tutta la differenza del mondo per capire cosa vorranno fare. Sono fondamentali per rientrare dei costi sostenuti per continuare a fare questo “apri e chiudi”. Aiuteranno in tanti modi, notiamo come i nostri dipendenti siano frustratissimi, più dei titolari», riflette Riccò. «Hanno la cassa integrazione, è vero, ma è una cassa al 50%, 60% massimo e chi è in affitto fatica a campare, con quelle cifre. Noi abbiamo avuto ragazzi assunti a tempo pieno che si sono licenziati, hanno trovato un altro lavoro, uno ora fa il magazziniere, un altro è in fabbrica». —

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