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«Noi siamo pronti coi volontari per le riaperture dei ristoranti»

Adriano Arati
«Noi siamo pronti coi volontari per le riaperture dei ristoranti»

Il sindaco Daviddi guida la campagna nel distretto sui servizi di ristorazione «Non si capisce perché in contesti diversi valgano le stesse limitazioni»

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CASALGRANDE. «Riaperture in sicurezza dei ristoranti? A Casalgrande siamo già pronti ad attivarci, con i volontari e i controlli».

Dopo le tante discussioni a livello nazionale, torna di attualità anche nel distretto ceramico il tema della ripresa delle attività di bar e locali gastronomici, sia a pranzo che a cena, da affrontare in una doppia ottica: permettere a queste attività di ripartire e garantire un servizio alle migliaia di persone che ogni giorno si muovono per lavoro nel territorio e che oggi faticano anche a poter accedere ai servizi igienici. Il sindaco di Casalgrande Giuseppe Daviddi, che già si era esposto sul tema nelle passate settimane, torna alla carica chiedendo allentamenti mirati e presidiati.

Nei giorni scorsi il presidente della Regione Stefano Bonaccini si è dichiarato favorevole a valutare possibili aperture, anche serali, se le condizioni sanitarie lo permettessero, magari in aree precise in cui i dati siano tranquillizzanti. Un prolungamento del nuovo approccio di intervento per ambito comunale e provinciale, e non più solo regionale come accade con i colori. La prima proposta in questo senso era del segretario della Lega Matteo Salvini, e il parere positivo di Bonaccini ha generato malumori nel suo partito, il Pd; malcontenti a cui il presidente emiliano-romagnolo ha replicato seccamente.

Baruffe dialettiche a parte, l’argomento genera parecchio interesse nel comprensorio ceramico, dove vi sono tantissimi esercizi oggi chiusi e dove il transito quotidiano di lavoratori è elevatissimo. Oltre a Daviddi, anche il sindaco rubierese Emanuele Cavallaro aveva sollevato la questione, chiedendo aperture a pranzo anche in zona arancione.

«Si tratta di fare un passo avanti e di immaginare come poter concretamente farlo: a Casalgrande abbiamo messo in campo l’impegno dei volontari delle associazioni, con gruppi anti–Covid e per la salute che circolano sul territorio per informare e prevenire assembramenti e comportamenti sbagliati; il tutto, senza voler assolutamente sovrapporci al ruolo delle forze dell’ordine. Si tratta di una meritoria azione educativa che dovrebbe essere presa ad esempio», ribadisce Daviddi ricordano la campagna di controlli attivata in zona gialla dal Comune assieme ai volontari della protezione civile Il Campanone, dei Vos (Volontari della sicurezza), dell’Anc (Associazione nazionale carabinieri) e le Guardie giurate ecologiche volontarie. Uno sforzo in questo senso potrebbe permettere di ampliare il discorso della differenziazione fra zone più o meno in difficoltà anche nella stessa regione.

Un approccio di attualità nei giorni in cui anche l’Emilia-Romagna si trova costretta a isolare diverse aree dense di contagi con il cosiddetto “arancione scuro”, ma ha pure intere province con dati quantomeno meno preoccupanti. «I numeri di Piacenza non sono quelli di Rimini e non si capisce perché si debbano imporre in due contesti diversi le stesse limitazioni. Laddove c’è un controllo puntuale sui comportamenti delle persone, come a Casalgrande, si possono mettere limitazioni meno stringenti, da zona gialla, con una logica identica a quella che impone zone rosse in contesti arancioni, per rispondere un bisogno di maggiore controllo», fa notare il primo cittadino casalgrandese. Per la sua amministrazione, non vi è volontà di aperture a tutti i costi, ma un ragionamento mirato: «Non si tratta di aprire tutti i bar e i ristoranti senza tenere conto del rischio sanitario: si tratta di valutare i costi e i benefici dei divieti in modo realistico a seconda dei contesti. E di premiare quelli in cui c’è un ruolo attivo dei Comuni».

In quest’ottica, si guarda anche a strumenti di valutazione più precisi: «Sarebbe molto utile misurare i rischi concreti di ogni situazione che prevede la compresenza di persone, dando modo alle situazioni più organizzate di poter essere libere da vincoli, in presenza di controlli serrati. Si tratta di un lavoro difficile: ma l’eccezionalità della situazione e il grave rischio per le imprese, ci impongono questo ulteriore passo in avanti. Casalgrande è pronta a fare la sua parte», suggerisce Daviddi. Parole a cui si accorda il consigliere di opposizione a Scandiano Angelo Santoro, che chiede l’impegno dell’intera Unione Tresinaro-Secchia al riguardo: «Le aperture, ricordiamolo, che vanno ben oltre il ristoro della categoria in difficoltà per la prolungata chiusura a causa del Covid, perché sono in particolar modo indispensabili a livello sociale, soprattutto in una zona industrializzata come il distretto ceramico». —

Adriano Arati

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