«Perdiamo un amico, una bella persona» Il paese ricorda il carabiniere morto
Il sindaco: «Alla madre l’abbraccio della comunità». Autopsia per capire cosa abbia provocato la caduta in moto
SAN MARTINO IN RIO. «Perdiamo un amico, con la sua pacatezza e sempre con il sorriso ogni volta che ci incontravamo. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che saremmo stati qui a ricordare insieme la bella persona che sei, il tuo coraggio, la tua bontà e la tua determinazione, per proteggere i più deboli nei carabinieri al servizio della patria, come fece il tuo papà». Con queste parole il sindaco di San Martino in Rio, Paolo Fuccio, ha voluto esprime il suo personale cordoglio si Facebppl per la scomparsa mercoledì dell’appuntato Massimiliano Tona, morto in un tragico incidente in moto durante il servizio, a Modena dove viveva da tempo. Ma a San Martino in Rio in tanti lo ricordano: è qui che era nato, qui il papà Calogero era stato brigadiere nella caserma locale e qui tornava per le visite a mamma Lucia, sarta. Tanti i messaggi degli amici di vecchia data a lui dedicati. «Custodirò nei bei ricordi, le tue parole tante volte rassicuranti sincere senza malizia e con tanta voglia di progettare e costruirti il tuo futuro. A mamma Lucia vorrei far sentire l’abbraccio forte di tutta la nostra comunità» conclude il sindaco.
L’INCIDENTE
Tona, che era appuntato scelto della Radiomobile di Modena, mercoledì era uscito con il collega e amico, l’appuntato Michele Mastroianni, su insistenza stessa di Tona. La prossima settimana avrebbe preso servizio a Pavullo dopo che aveva già predisposto tutto per il trasferimento a Serramazzoni dove voleva vivere nel verde coi suoi cani e il cavallo. Quell’ultimo giro di pattuglia in una manciata di secondi si è trasformato in tragedia. Quando, lungo la Complanare, la sua Ducati ha perso la tenuta, Tona è andato a urtare contro il guard rail dopo una scivolata di decine di metri sull’asfalto. Ed è morto sul colpo.
Cosa abbia provocato la caduta dal mezzo per un motociclista prudente, in sella da dieci anni ogni giorno, è oggetto dell’indagine che sta conducendo il sostituto procuratore di Modena Marco Niccolini. Il fascicolo è stato aperto con l’ipotesi di reato di omicidio colposo contro ignoti. Per ora una semplice cornice che il magistrato riempirà solo al termine degli accertamenti. Il primo passo riguarda l’autopsia che si terrà proprio oggi. Ieri è stato nominato il perito della procura. All’Istituto di Medicina legale verrà svolta una ricognizione sulla salma per capire se regge l’ipotesi di un malore improvviso. Servirà anche a stabilire l’esatta causa del decesso, sebbene questo aspetto – alla luce della dinamica chiara dell’incidente – per ora sia un aspetto secondario.
Poi ci sarà da controllare la moto. Si tratta di una Ducati di grossa cilindrata che il comando dei carabinieri di Modena aveva in dotazione da dicembre. Alla consegna, era nuova e come tale fu presentata alla stampa. Ciò non esclude che si possa essere creato un guasto che può aver inchiodato la moto in corsa oppure aver provocato la caduta.
La terza ipotesi è la distrazione. Un attimo di svista che può avergli fatto perdere l’assetto di guida e quindi l’equilibrio sulla moto. Infine, non si può neppure escludere un difetto del manto stradale. Di questi aspetti si occuperà l’Infortunistica della polizia locale intervenuta per i rilievi e le indagini. L’incidente è infatti avvenuto in condizioni ottimali: strada asciutta, bel tempo, ottima visibilità e soprattutto carreggiate vuote. I due carabinieri viaggiavano in corsia di sorpasso senza auto nei paraggi.
IL CORDOGLIO
Intanto, anche dal sindacato dei carabinieri arriva un messaggio. «Alla mamma Lucia, alla compagna, ai familiari, all’Arma di Modena e a tutti coloro che hanno imparato a conoscerlo e volergli bene va il nostro più sentito cordoglio» dicono i delegati Co.Ce.R. emiliani, il luogotenente Antonio Pirisi e l’appuntato Gaetano Schiralli . «Nei suoi 34 anni di servizio, di cui una ventina sulle strade modenesi – vanno avanti – si è distinto per dedizione al servizio e disponibilità verso i cittadini. Dal dopoguerra l’Arma ha perso oltre 1.300 carabinieri. Nessuno tra loro è stato vittima inconsapevole trattandosi di colleghi che non hanno esitato a mettere in gioco la loro vita per difendere le libere istituzioni e i diritti dei cittadini. A questi colleghi e ai loro familiari va il nostro pensiero». —
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