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Il prefetto di Reggio alla ragazzina «Non sarai mai sola»

L. G.
Il prefetto di Reggio alla ragazzina «Non sarai mai sola»

Iolanda Rolli sull’episodio di bullismo davanti al teatro Valli «Il rispetto non può venire mai meno, a qualsiasi età»

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reggio emilia. Vicinanza alla 13enne picchiata, dure critiche agli aggressori e impegno per intervenire in un fenomeno, quello del bullismo fra adolescenti amplificato dai social, che si diffonde sempre più anche nella nostra provincia.

La prefetta di Reggio Emilia, Iolanda Rolli, fin dal suo arrivo in città si è attivata per capire quali siano le azioni più efficaci da intraprendere nel nostro territorio per intervenire sulle problematiche giovanili. Una tematica a cui lei, chi la conosce lo sa bene, è particolarmente sensibile.

La 13enne aggredita mercoledì mattina in centro storico ora ha paura. Sia di incontrare nuovamente le bulle, sia dei video che la ritraggono diffusi in rete. Si vergogna, e si sente sola.

«Quello che mi sento di dirle è che non deve avere paura. Vicino a lei ha i suoi genitori, la sua mamma e tutta una rete a cominciare dalle forze di polizia. La città è con lei perché lei è sulla strada giusta. Sono le persone che l’hanno offesa e aggredita che invece devono ripensare ai loro comportamenti. La dignità delle persone, il rispetto, non può venire mai meno a qualsiasi età. Ma è anche necessario capire che mondo è altro rispetto ai social. Anzi, il mondo dei social spesso ha risvolti negativi».

Ovvero?

«Ormai l’utilizzo sfrenato dei social è diventato un’abitudine. Ma bisogna far capire che ci sono degli aspetti che possono incidere negativamente sulla crescita dei minori. Lodo la sensibilità delle forze di polizia, che riescono a cogliere i particolari segnali di disagio più diffusi fra i giovani. I ragazzi devono sapere che troveranno le porte aperte sia da parte nostra, che a scuola che in altri abiti. E su questo stiamo lavorando, anche se questo momento pandemico non aiuta».

Spesso, quando si verificano episodi del genere, si tirano in ballo mancanze di educazione o di attenzione in ambito familiare. È davvero così?

«C’è un problema con le famiglie. Quando si parla di dipendenze da alcol e droghe, o di bullismo e cyberbullismo, le iniziative organizzate nelle scuole sono tante ma non trovano nei genitori grande disponibilità, presi come sono dalle loro attività. Per questo dal mio arrivo a Reggio Emilia sto cercando di capovolgere il punto di partenza, fermo restando il ruolo dell’informazione che può e deve essere data nelle classi».

In che modo?

«Sto cercando una condivisone con il territorio per mettere a sistema le tante realtà presenti in provincia e intercettare i ragazzi in ambiti diversi. Ho già parlato con gli allenatori sportivi, con l’associazionismo religioso, con i rappresentanti delle comunità islamiche per aprire un dialogo interreligioso, con le associazioni di categoria».

Qual è l’obiettivo?

«Far sì che i giovani si sentano dire da tutti le stesse cose, che ci sia un linguaggio comune di informazione indipendentemente dall’ambito da cui arrivi, dallo sport ai momenti di svago. Messaggi che devono raggiungere anche i genitori sui luoghi di lavoro, quando viene fatta la formazione nelle aziende per la sicurezza si deve discutere anche di queste problematiche, parlare sia ai dipendenti in quanto tali che in quanto madri e padri». —

L. G.

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