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Industrie, a Reggio rallenta il calo delle produzioni

L.S.
Industrie, a Reggio rallenta il calo delle produzioni

I dati relativi al quarto trimestre dell’Ufficio studi della Camera di Commercio  Fra ottobre e dicembre si registra un - 3,1% a fronte del - 7% precedente 

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REGGIO EMILIA. La situazione economica è tutt’altro che rosea e alla recessione dell’anno scorso si aggiungono le previsioni poco confortanti per il 2021, che non mostra ancora i segnali della ripresa che si sperava prima della seconda ondata della pandemia. Il bilancio complessivo del 2020 conferma, rispetto al 2019, la pesante flessione produttiva, che però nel quarto trimestre s’è rivelata meno aspra che nei nove mesi precedenti, se confrontata con i corrispondenti periodi dell’anno precedente.

L’Ufficio studi della Camera di Commercio ce ne offre un quadro dettagliato nell’ultima indagine congiunturale sull’andamento delle attività manifatturiere nella nostra provincia, condotta su un campione rappresentativo di imprese e riportata nel Rapporto su coesione sociale ed economia presentato pochi giorni fa dall’ente camerale.

Il segno meno è costante, ma si nota un rallentamento della discesa. Dai dati forniti dagli imprenditori interpellati si evince, fra ottobre e dicembre, un calo produttivo del 3,1 per cento, mentre nel terzo trimestre la diminuzione era arrivata al 7 per cento, nonostante l’attenuazione delle restrizioni nella stagione estiva. Nel quarto trimestre s’è registrata perfino qualche crescita.

Non sorprende il più 1,9 per cento del settore alimentare, che procede in controtendenza. Sono contenuti ma significativi il più 0,6 per cento dell’industria ceramica e il più 0,6 per cento delle materie plastiche. Gli altri settori sono tutti in diminuzione.

La sorte peggiore è toccata alla moda, che anche a livello nazionale condivide con il turismo la contrazione più marcata.

Il suo livello produttivo è addirittura precipitato dal meno 11,1 per cento del periodo luglio-settembre al meno 18,5 per cento di ottobre-dicembre. Gli altri assi portanti dell’economia reggiana, invece, mitigano la decrescita rispetto al terzo trimestre. L’industria metalmeccanica segna un meno 2,3 per cento, l’elettrica-eletronica un meno 2,1 per cento.

Le altre aziende manifatturiere diminuiscono del 5,3 per cento. In termini generali al calo produttivo ha fatto riscontro la flessione del fatturato, che ha raggiunto il meno 3,6 per cento su base annua. Anche sotto questo profilo, però, gli ultimi mesi dell’anno hanno evidenziato una situazione meno critica che nel terzo trimestre, quando si era registrato un meno 6,5 per cento. È rimasta pressoché immutata, invece, la crisi delle esportazioni. Le imprese esportatrici reggiane hanno fatturato nei mercati esteri un meno 6,7 per cento nel terzo trimestre e un meno 6,3 per cento nel quarto. Hanno accusato oltre frontiera il tessile-abbigliamento (meno 10,9 per cento), il metalmeccanico (meno 10 per cento) e l’industria delle materie plastiche (meno 12,7 per cento).

L’elettrico-elettronica se l’è cavata, per così dire, con un calo dell’8 per cento, Nell’ultimo scorcio del 2020 si è ridotta sensibilmente, anche l’intensità della flessione degli ordinativi totali, che sono passati dal meno 3,2 per cento al meno 1,4 per cento. Tuttavia gli ordini oltre confine sono passati da meno 0,1 per cento al meno 3,2 per cento degli ultimi tre mesi dell’anno. Resta l’incertezza sul futuro. Nelle previsioni degli imprenditori per il primo trimestre dell’anno in corso prevale infine l’orientamento alla stabilità per tutti gli indicatori analizzati, ma non si vede ancora la luce in fondo al tunnel. —

L.S.

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