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L’Ausl alla prova della terza ondata «Covid, la sanità rischia il collasso»

Nicole Nasi
L’Ausl alla prova della terza ondata «Covid, la sanità rischia il collasso»

I campanelli d’allarme emersi nel monitoraggio settimanale  Marchesi: «La ripresa galoppa, restrizioni fondamentali»

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Nicole Nasi

REGGIO EMILIA. Le preoccupazioni dichiarate solamente una settimana fa dall’Ausl reggiana si sono trasformate in realtà: la terza ondata ha già iniziato a colpire come un violento tsunami. La situazione su tutto il territorio regionale è decisamente peggiorata, alcune zone sono state dichiarate “arancioni rinforzate” e le varianti del virus stanno colpendo senza risparmiarsi.

«Il quadro sta evolvendo e si presenta in tutta la sua gravità — ha spiegato Cristina Marchesi, direttore generale Ausl – Da venerdì i casi sono sempre stati oltre 100 al giorno, con punte anche di 200. Siamo preoccupati soprattutto per la rapidità con cui il Covid si sta diffondendo. Rimane fondamentale un tracciamento repentino che coinvolga anche i contatti non stretti, ed è per questo che chiediamo a coloro che vengono contattati di presentarsi all’appuntamento fissato per effettuare il tampone. Non ci sentiamo ancora di parlare di zona rossa, ma sicuramente il monitoraggio, le restrizioni e il rispetto delle norme sono fondamentali ora più che mai per evitare il collasso».

La dottoressa Marchesi ha infatti ribadito che la ripresa del virus avrà ricadute importanti sull’ospedale e quindi sulle risorse e su tutte le azioni ed attività che non riguardano i pazienti affetti da Coronavirus. «Siamo ripiombati indietro di qualche settimana — ha continuato — Speravamo in un’inversione di tendenza arrivati a questo punto e soprattutto grazie all’avvio della campagna vaccinale. Invece da poco più di mille tamponi al giorno ci siamo ritrovati ad effettuarne quasi duemila. Lo dimostra anche il fatto che coloro che presentano sintomi sono oltre la metà dei casi accertati e non si tratta più di focolai già noti, ma aumentano le situazioni sporadiche. La potremmo definire una ripresa galoppante. Ad essere maggiormente ora sono le classi più giovani che, seppur meno gravi, incominciano ad avere un impatto notevole sull’ospedale. Il trend è in aumento, dobbiamo fare di tutto per evitare nuove chiusure e restrizioni, cosa possibile solo se si rispettano le regole».

Entrando nel merito dei numeri, Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero reggiano, anche questa settimana ha presentato un quadro serio: «I propositi non erano ben auguranti, infatti, da venerdì scorso si è registrata una forte impennata. Se fino ad una settimana fa l’incidenza era di 136 ogni 100mila abitanti, oggi è di 220 e ciò non può lasciare indenne la componente ospedaliera, pur rimanendo inferiore rispetto alla media regionale. La situazione preoccupa visto che il supporto va dato anche ai pazienti no Covid e certamente le riconversioni dei posti letto non giovano a ciò. Gli accessi giornalieri in pronto soccorso sono aumentati, da 295 a 324 con una media al dì di positivi da 22 a 30 che in percentuale si tramuta in un 9%, un punto percentuale in più rispetto alla scorsa settimana. La media dei ricoveri dei pazienti Covid è salita a 16 al giorno contro gli 11,5 e la percentuale dei ricoveri per questa patologia sul totale dei ricoveri ospedalieri è raddoppiata, dal 6,8% di 15 giorni fà al 12%. Per quanto concerne le degenze la presenza media dei positivi è risalita a 159 contro i 136 con punte di 174».

Il dottor Mazzi ha puntualizzato che anche le terapie intensive iniziano a sentire il peso di questa nuova ondata. A Reggio si contano 23 posti letto occupati, di cui solo sei no Covid, e a Guastalla sono 5 su 10 tutti per altre patologie. Il quadro generale pare quasi una fotocopia di quello registrato a gennaio. Le riduzioni dei posti letto riservati alle persone infette dal virus a febbraio sono state oggetto di nuove riconversioni a fronte dell’evidente emergenza. Tornano Covid: altri 10 letti in medicina cardiovascolare, tutto il reparto di medicina d’urgenza di Reggio Emilia, altri 8 posti a Guastalla e 2 nel settore ortogeriatrico. «Le terapie intensive sono al limite della capienza in tutta la regione e questo vuol dire che non si può fare affidamento sulla possibilità di eventuali spostamenti — ha concluso — Bisogna garantire il posto, in caso di necessità, ai pazienti ricoverati nelle terapie semi-intensive e perciò la situazione è veramente ai limiti della tenuta. L’incremento c’è stato e rischia di alterare un equilibrio molto labile dell’offerta per pazienti Covid e non. Il muro umano che ho visto sabato scorso in centro a Reggio mi ha sconfortato, soprattutto sapendo la difficoltà che ogni giorno riscontriamo nella rimodulazione dei vari reparti dell’ospedale e del personale. Se continuiamo a non rispettare le regole il collasso non sarebbe più solamente una ipotesi ma la realtà». —

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