«La Municipale cercava il pelo nell’uovo per non fare ciò che gli veniva chiesto»
La deposizione dell’ex sindaco Carletti. L’ex comandante Drigani: «Tito, un carattere aggressivo e dispotico. Non so altro»
Ambra Prati
VAL D’ENZA. «Ho sempre immaginato un corpo per progetti e risultati, ma con la polizia municipale della Val d’Enza non era possibile: cercavano il pelo nell’uovo per non fare ciò che gli veniva richiesto». Questo il tenore della deposizione dell’ex sindaco di San Polo Mirca Carletti, finora l’unico primo cittadino della Val d’Enza a essere citato dall’accusa al processo-scandalo e l’unico amministratore a confermare pubblicamente che gli ex vertici del comando erano fuori controllo. Altro teste di peso di ieri è stato Franco Drigani, l’ex comandante, che ha raccontato come il suo vice Tito Fabbiani «da risorsa era diventato un problema».
L’ennesima puntata del processo-monstre (per numero di persone informate dei fatti chiamate a deporre, in totale ben 137 testimonianze) scaturito dall’indagine, condotta dai carabinieri e coordinata dal pm Valentina Salvi, risalente all’estate 2018, quando è stata scoperchiata una gestione personalistica da parte dell’allora vicecomandante della polizia locale, che secono l’accusa ha spadroneggiato all’interno del comando di Montecchio, soprannominato ironicamente “casa Fabbiani”. Alla sbarra sono finiti appunto Tito Fabbiani (ritenuto dall’accusa al centro degli illeciti e accusato di induzione indebita a dare o promettere utilità, abuso d’ufficio, truffa e maltrattamenti), la compagna e agente della polizia locale Annalisa Pallai (per truffa) e il comandante dell’epoca, Cristina Caggiati (per abuso d’ufficio in concorso e omessa denuncia).
I tre indagati sono già stati licenziati dall’Unione, costituitasi parte civile tramite l’avvocato Franco Mazza, mentre nel frattempo l’accusa di truffa ai danni dello Stato (per aver timbrato il cartellino in maniera impropria) è stata archiviata dalla Corte dei Conti per Fabbiani e Pallai. La deposizione di Mirca Carletti, che il difensore della coppia ha tentato di mettere in difficoltà, è stata pregnante.
L’ex sindaco ha raccontato di numerose sue richieste disattese dall’ex vicecomandante. Ad esempio, «i commercianti lamentavano che le auto non rispettavano il disco orario; ho sollecitato di sanzionare, mi rispondevano che la segnaletica non era evidente», mentre in un altro parcheggio sul retro della piazza multe a raffica. In occasione delle elezioni amministrative, prassi avrebbe voluto che le schede elettorali fossero trasportate in Prefettura dalla polizia municipale, invece il servizio è stato svolto da un dipendente comunale. Altro episodio: «Un’associazione di volontariato coinvolgeva degli immigrati che facevamo lavorare con rimborso. Uno di questi si siede sullo scooter del presidente della cooperativa, accende e in automatico finisce contro l’auto di fronte. Nessun problema, il ragazzo è dispiaciuto: arriva un agente e lo multa, il finimondo, ma secondo lei è logico?».
Insomma, Mirca Carletti ha rievocato la «scarsa collaborazione» da parte della polizia municipale. «Mi lamentavo ma non trovavo rispondenza alle mie istanze».
È durata un’ora e mezza la deposizione di Franco Drigani, che è parso verboso e talvolta elusivo, tanto che il pm Valentina Salvi è stata costretta a precisare: «Guardi che qui nessuno sta accusando lei». Una reticenza spiegabile con il fatto che, nelle udienze precedenti, alcuni agenti hanno dichiarato che lo strapotere di Fabbiani era iniziato sotto il comando di Drigani, dal 2011 all’Unione Comunità Montana Parma Est, quindi ben prima dell’era Caggiati.
Secondo Drigani, alcuni aspetti erano condivisi (ad esempio, i cosiddetti “festini” al comando sarebbero stati per lo più dei buffet per compleanni che avevano il suo placet), altri tollerati (ad esempio, la presenza del figlio della coppia durante il servizio), ma l’ex comandante ha ammesso che, dopo una prima fase di concordia, il rapporto con il vice si è deteriorato a causa «del carattere aggressivo e dispotico di Tito». Ma «molte cose non le sapevo», ha aggiunto Drigani, che ha dichiarato di ignorare la maggior parte degli addebiti oggi contestati a Fabbiani e di non conoscere le proporzioni di quanto accadeva nel comando. Dopo Elena Montanari (vedi articolo sotto), ha deposto l’agente Annamaria Maccari, che ha riferito di aver assistito di frequente a “sfuriate” di Fabbiani nei confronti della compagna, definita «fragile e in una situazione triste per essersi affezionata a quel personaggio» (al che il difensore si è opposto fermamente). L’agente ha confermato come l’auto di servizio fosse «la sua Mazda personale», nel senso che «la utilizzava soltanto lui e ne era geloso». Il giudice Cristina Beretti ha fissato la prossima udienza al 12 marzo. —
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