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SCANDIANO 

«Non possiamo obbligare le famiglie a venire da noi È contro la legge»

Adriano Arati
«Non possiamo obbligare le famiglie a venire da noi È contro la legge»

Intervengono la vicesindaca Davoli e i dirigenti scolastici «Avremmo dovuto avere 25 bimbi, ne sono arrivati 9»

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SCANDIANO. «Nessuno avrebbe potuto spostare alunni verso la scuola elementare di Pratissolo così da far partire la prima, la legge non lo prevede».

Dopo una settimana di continue tensioni e polemiche seguite alla mancata attivazione della prima elementare della scuola “Mario Lodi” di Pratissolo di Scandiano, il vicesindaco con delega alla Scuola Elisa Davoli torna a intervenire sulla vicenda.

Lo fa assieme ai dirigenti scolastici competenti, Fabio Bertoldi e Giacomo Lirici, rispondendo alle critiche arrivate all’amministrazione comunale e agli istituti.

La prima di Pratissolo non partirà perché gli iscritti sono nove, quando il numero minimo richiesto dalla legge è di quindici; le uniche deroghe si possono richiedere per territori a forte ruralità e bassa popolazione, discorso certo non applicabile nel popoloso comprensorio ceramico.

Da stradario, l’area di Pratissolo e Bosco (altra frazione che si appoggia alla “Lodi”) avrebbe avuto venticinque bimbi in età; solo quattro famiglie fra queste hanno indicato Pratissolo come prima scelta, e si sono poi uniti altri cinque nuclei residenti in altre zone.

L’Ufficio scolastico provinciale, competente per la creazione delle classi, non ha potuto che procedere a dirottare altrove i nove iscritti. La cancellazione della prima è un segnale che preoccupa anche per la sopravvivenza del plesso, molti abitanti hanno avviato una raccolta firme e una mobilitazione, sostenuta anche dai consiglieri di opposizione del Movimento 5 Stelle.

Molti dubbi sono emersi sulla possibilità di intervenire per “spostare” studenti da un plesso all’altro e per fare campagna acquisti, oltre che per istituire servizi più attrattivi come il tempo pieno.

La Davoli, Bertoldi e Lirici tornano a ribadire che non ci siano margini di intervento: «Né il Comune, né il dirigente scolastico né il provveditore possono spostare dei bambini d’ufficio. Nemmeno a iscrizioni aperte o appena chiuse, perché lo Stato tutela il diritto allo studio e ci sono delle norme di riferimento da seguire e rispettare. Influenzare o dirottare la scelta durante o dopo i termini delle iscrizioni, chiamando le famiglie o facendo “campagna acquisti” da parte delle Istituzioni, può essere impugnato dalle famiglie e/o dichiarato danno erariale», si ribadisce.

L’unica attività consentita è quella informativa: «Abbiamo organizzato un incontro online, il 7 gennaio, a cui hanno partecipato più di 80 genitori per ribadire a tutte le famiglie l’importanza e anche il riconosciuto valore di natura sociale, ambientale e scolastico della scelta della propria scuola di stradario».

Un intervento possibile a monte sarebbe stato quello sullo stradario, per così dire, così da ampliare la porzione di territorio scandianese chiamato ad appoggiarsi su Pratissolo.

In un tavolo di lavoro creato a ottobre sul tema, «è stata fatta un’analisi plesso per plesso dei numeri di bambini che confluiscono da stradario e per i nati 2015 non c’è stato bisogno di modifiche perché, sulla carta, tutte le scuole avrebbero avuto da stradario il numero adeguato di bambini per poter attivare la classe prima. Non sono emerse criticità o richieste diverse dai dirigenti scolastici sui tempi normali presenti sul territorio», puntualizza la vice sindaca.

Uno degli argomenti più discussi, citato dai consiglieri di opposizione del Movimento 5 Stelle, è quello della possibile introduzione del tempo pieno, una modalità che per molte famiglie rappresenta un sostegno prezioso nel conciliare i tempi e le necessità organizzative.

La strada è stata valutata ma non è stata ritenuta affrontabile: «Per un paese come Scandiano avere tre tempi scuola diversi non è sostenibile. Ci sono aspetti organizzativi (trasporti e mensa) da considerare e non tutti i plessi scolastici hanno la possibilità di essere adeguati e convertiti all’utilizzo. Per la refezione scolastica non è possibile portarsi da casa il pasto, usare aule normali o andare a casa a mangiare e tornare», è la spiegazione.

«Servono spazi adibiti, ad uso esclusivo e con norme igienico sanitarie validate dall’Ausl. Non tutte le scuole di Scandiano hanno gli spazi idonei e convertibili. Inoltre aggiungere un tempo scuola modulare, quando i tempi pieni non sono al limite di capienza e vi è un calo demografico esponenziale nei prossimi anni, non risolve il problema».

Inoltre, per la Davoli e per i dirigenti scolastici, «non è possibile nemmeno decidere in autonomia che la Lodi diventi una scuola a tempo pieno». L’organico scolastico «viene fornito dall’ufficio scolastico provinciale e per poterla convertire è necessario che ci sia un’attestata esigenza di posti a tempo pieno, una lista d’attesa che persiste per più anni scolastici e noi non siamo in queste condizioni».

In tutto questo, si pensa al futuro della scuola. I timori di chiusura non sono concreti, per Davoli, Bertoldi e Lirici. «La non attivazione della prima a Pratissolo non avrà conseguenze per le altre classi presenti nella stessa scuola che proseguiranno in quella sede il loro percorso scolastico». E «non si perderanno posti di lavoro perché le insegnanti sono assegnate all’istituto comprensivo e non al singolo plesso». —

Adriano Arati

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