Ora la Corte dei Conti piomba sugli imputati del processo Aemilia
A giudizio funzionari e appartenenti alle forze dell'ordine Rispunta il forzista Bernini, che si difende: «Nessuna prova»
REGGIO EMILIA. Con richieste complessive di risarcimento per oltre 700mila euro, la Procura della Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna “presenta il conto” ad alcuni imputati del processo Aemilia, di cui due poliziotti e un dirigente comunale condannati in via definitiva, un ex consigliere comunale di Parma uscito dal processo per prescrizione e un carabiniere condannato per favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio.
Tutti, spiega il procuratore Carlo Alberto Manfredi Selvaggi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, sono stati citati in giudizio, e le loro posizioni saranno discusse in udienza nei prossimi mesi. Il caso più eclatante è quello del risarcimento da 100.000 euro per il pregiudizio d’immagine subito da un Comune capoluogo di provincia (Parma, a quanto si apprende) a causa di «comportamenti di rilievo penale di corruzione elettorale di un suo consigliere comunale», comportamenti dichiarati prescritti «a seguito della derubricazione del reato di scambio elettorale politico-mafioso a corruzione elettorale». In mancanza di una conferma diretta, che finora non è stato possibile ottenere, si potrebbe pensare che il politico in questione sia Giovanni Paolo Bernini di Forza Italia, processato con rito abbreviato a seguito dell’inchiesta Aemilia con l’accusa di aver promesso e in parte versato 50.000 euro a Romolo Villirillo, appartenente alla ’ndrangheta, per ottenere il suo aiuto nella raccolta dei voti che lo avrebbero dovuto favorire nelle elezioni del 2007 a Parma.
Nella relazione del procuratore della Corte dei Conti si legge infatti che «è stato acquisito il versamento di 50.000 euro al fine di ottenere l’interessamento dei partecipanti al sodalizio criminoso per il procacciamento di voti». Il danno contestato, conclude quindi Manfredi Selvaggi, «è stato quantificato, in via equitativa, in 100.000 euro, pari al doppio dell'utilità patrimoniale di cui vi è riscontro nel processo penale». Da parte sua Bernini, che fu consigliere comunale a Parma e guidò l'assemblea municipale da presidente (fu eletto nel 2007 con oltre 1.700 preferenze), interpellato sulla questione, rimarca che nella relazione non si fa il suo nome, dicendo di «poter solo confermare, senza ombra di dubbio, che mai da nessuno è stato dimostrato alcun versamento o relazioni con la ’ndrangheta. Al contrario – chiosa – durante il processo Villirillo ha smentito categoricamente in aula alcun versamento da parte mia». Inoltre, l’esponente di Forza Italia tiene a precisare che «la derubricazione del reato è avvenuta in sentenza e non in dibattimento», aggiungendo che «nessuna prova è mai stata dimostrata da parte di nessun giudice». —
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