Cancellati permessi edilizi a raffica Pioggia di ricorsi contro il Comune
Le società di costruzione si sono rivolte al Tar dopo aver visto azzerate le possibilità di costruzione dei loro piani attuativi
Evaristo Sparvieri
REGGIO EMILIA. Alla fine, con il permesso di costruzione ancora valido, sembra resti davvero solo il terreno in gran parte di proprietà della Diocesi, dove insiste il piano particolareggiato di iniziativa privata che disegna la cementificazione dell’area di 150 mila metri quadri a sud del Conad Le Querce, fra le vie Francia, Inghilterra e Unione Sovietica. Ma dove il vescovo, Massimo Camisasca, ha ribadito fra mille polemiche che attualmente non c’è nessun intervento in programma.
Per il resto, l’annuncio del Comune di una lotta alla cementificazione, attraverso l’adozione del prossimo Piano urbanistico generale (Pug), sembra stia dando il “la” a una raffica di cancellazioni. E tutte le società edili che si sono viste azzerare i permessi edificatori stanno cominciando a rivolgersi al Tar, dove fioccano ricorsi su ricorsi. Ma dove il Comune ha tutta l’intenzione di difendersi, su ogni singolo caso.
Sono almeno quattro infatti le imprese edili che nelle ultime settimane hanno citato il Comune davanti ai giudici amministrativi. A cominciare dalla ditta Emilia Immobiliare 2015 Srl, che dal dicembre scorso ha impugnato i provvedimenti adottati dall’amministrazione sul piano particolareggiato di iniziativa privata chiamato “Pua 8”, ovvero Piano urbanistico attuativo 8. Proprio a dicembre il Comune aveva comunicato l’impossibilità di realizzare un fabbricato commerciale nella cosiddetta “Area Togni” di via Adua, all’angolo con via Saragat, considerando scaduti nel 2014 sia il piano stesso che la relativa convenzione.
Un progetto che risale agli anni ’80, con un nuovo impulso a cavallo fra il 1999 e il 2000, in cui era prevista la realizzazione di edifici residenziali e di una struttura destinata a funzioni terziarie o commerciali su una superficie utile complessiva di 12.660 metri quadrati, di cui circa diecimila residenziali (otto lotti) e poco più di duemila a terziario o commerciale, da insediarsi sul fronte di via Adua.
Il piano, nel corso degli anni, è stato completato per circa l’80%. Ma è sul resto del progetto che ora si è accesa una nuova battaglia legale al Tar.
La Emilia Immobiliare srl 2015 tuttavia non è l’unica impresa che si è rivolta alla giustizia amministrativa. Nel febbraio scorso si è rivolta al Tar di Parma anche la Sofim Srl, impugnando il rifiuto all’approvazione del piano urbanistico attuativo chiamato “Asp_n1-6A-Cella-G. Vico” per scadenza del Piano operativo comunale (Poc). La ditta chiede al Comune anche il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata deliberazione del Piano.
E ancora: un ricorso al Tar è stato avanzato a febbraio anche dalla Edil Belli Srl, che ha impugnato la nota dell’amministrazione del dicembre scorso con la quale è stata stoppata l’approvazione del piano urbanistico attuativo chiamato “Ans4-6-Loc. San Rigo”.
Anche in questo caso il motivo dello stop addotto dal Comune è stata la scadenza del Piano operativo comunale. E anche in questo caso la ditta ha chiesto il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata deliberazione del piano. A presentare ricorso al Tar, infine, anche la Nuove Residenze Srl. Il piano attuativo bloccato qui si chiama “Ans3-3-Canali via Tolstoj”. Il motivo? Lo stesso dei precedenti: la scadenza del Poc. Anche qui il ricorso prevede la richiesta di un risarcimento dei danni da parte del Comune. —
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