L’8 marzo nel ricordo della giovane Hui Zhou e di tutte le donne vittime di femminicidi
L’associazione Non Una Di Meno ha lanciato la protesta dal locale dove fu massacrata la barista cinese
REGGIO EMILIA. L’associazione Non Una Di Meno ha deciso, venerdì sera, di lanciare il countdown verso lo sciopero femminista e transfemminista dell'8 marzo in un luogo simbolo della violenza maschile sulle donne, l’ex Foro Boario,e precisamente il bar Moulin Rouge dove nell’agosto del 2019 Hui Zhou fu ferocemente massacrata dal suo assassino. «Questo luogo – spiega la coordinatrice Carla Ruffini – diventerà per noi un punto di riferimento importante in città, dedicato alle nostre irrinunciabili azioni di denuncia delle quotidiane e molteplici forme di violenza strutturale che colpiscono le donne e le soggettività dissidenti. Sono tantissime le ragioni per cui Non Una Di Meno anche quest’anno lancia lo sciopero, i numeri agghiaccianti che hanno riempito in questi giorni le pagine e i palinsesti dei media parlano chiaro».
Eccone alcuni. Due casi di femminicidio in una sola giornata, il 22 febbraio scorso, hanno fatto salire a 13 il numero delle donne (in un caso anche una bambina) uccise in 53 giorni, dall’inizio del 2021: un inquietante primato. Durante il 2020 hanno perso il lavoro 444mila persone, per il 70% donne. Solo nel mese di dicembre, su 101mila persone i cui contratti non sono stati rinnovati, o che sono state costrette a licenziarsi, 99mila sono donne: la precarietà del lavoro e salari più bassi hanno reso l’occupazione delle donne più sacrificabile nell'economia familiare. La fine del blocco dei licenziamenti, previsto a fine marzo, fa prevedere una situazione destinata a peggiorare.
«Tuttavia – prosegue Ruffini – di fronte a una perdita di autonomia economica, le donne non hanno smesso di lavorare, perché sono soprattutto loro che si occupano, gratuitamente o in cambio di bassi salari, della cura di anziane/i e bambine/i e che hanno visto aumentare il loro carico di lavoro con la didattica a distanza e lo smartworking. La centralità assunta dalle attività di riproduzione sociale ha gettato luce sulle condizioni di lavoro nei cosiddetti “lavori essenziali”, svolti prevalentemente da donne, in gran parte migranti, sottoposte a un’intensificazione di orari di lavoro insostenibili. Il Covid-19 ha reso ancora più evidenti le linee della violenza strutturale. Nonostante l’aumento vertiginoso delle donne uccise e stuprate, i finanziamenti ai centri antiviolenza femministi, sono del tutti inadeguati». «La voce di 600 donne e soggettività Lgbtiq+, precarie, migranti, operaie, maestre, madri, delegate sindacali e sex worker – conclude Ruffini – è risuonata forte nella tre giorni di assemblea nazionale online, affermando che lo sciopero non è più rimandabile. Per queste ragioni, Non Una Di Meno chiama uno sciopero femminista e transfemminista: sciopero della produzione, della riproduzione e del consumo; sciopero dai ruoli sociali e dalle gerarchie imposte dai generi. Abbiamo chiesto a tutti i sindacati di riconoscere l’urgenza del nostro sciopero e di garantire la copertura sindacale alle lavoratrici e ai lavoratori. Alcuni hanno già risposto all'appello convocando lo sciopero generale». —
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