Gazzetta di Reggio

Reggio

«Noi costrette a tenere chiuso anche se negozi di prossimità»

M.R.

La denuncia della ferramenta e della merceria di sesso  

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REGGIO EMILIA. Imprigionate dentro la dicitura “centro commerciale”. È il destino di due attività, precisamente la ferramenta Cosedicasa e la Merceria Cortesia, situate nella galleria del Nova, a Sesso. “Imprigionate” perché il decreto impedisce ai centri commerciali di tenere aperto durante il settimana «ma quello di Sesso – spiega Claudia, titolare della ferramenta Cosedicasa – è diverso dai centri commerciali a cui si riferisce la legge. Nella nostra frazione questo piccolo centro racchiude quasi tutte le attività del quartiere, quindi non è un agglomerato di negozi aggiuntivo ai negozi presenti nella frazione e non è una grossa struttura. Inoltre l’affluenza di persone è modesta e nella maggior parte formata da abitanti della frazione stessa, nulla a che vedere con gli altri centri commerciali della città in cui possono incrociarsi persone di più comuni».

Fa poca differenza trovarsi in zona gialla, arancione o arancione scuro: le due attività sono comunque costrette a chiudere il sabato e i prefestivi. «Con un misto di rammarico e rabbia – continua Claudia – guardo le immagini del centro storico dove invece i sabati in zona gialla si presentano affollati, spesso non per acquisti necessari, ma con il puro scopo di “fare una vasca in via Emilia”. Non è per polemizzare, ma non ritengo giusto che sia consentito andare in centro il sabato senza una reale motivazione, mentre io sono costretta a stare chiusa nonostante venda articoli di prima necessità, come gas propano, che è ancora utilizzato per cucinare e riscaldarsi, pile per apparecchi acustici, lampadine e prodotti per la pulizia, e all’interno del mio negozio faccia rispettare le regole di distanziamento ai miei clienti permettendo l’ingresso di solo due persone alla volta, sebbene il negozio sia di 180 metri quadrati».

Una situazione «assurda», che mette in crisi il negozio: «La maggior parte dei miei clienti usa il fine settimana per fare acquisti perché durante la settimana lavora. E quindi al sabato sono costretti a fare acquisti a Cadelbosco Sopra invece che da me. E poi, nonostante il mio sforzo di rispettare le normative, la situazione sanitaria è peggiorata, quindi mi chiedo: sono proprio io, con la mia attività aperta il sabato, la causa della diffusione del virus? Non avrebbe allora più senso chiudere le attività in base ai codici Ateco, evitando di penalizzarle in base alla loro ubicazione?». All’appello si unisce Laura, titolare della merceria: «È ingiusto – spiegano – che un negozio con stessa merceologia ma con accesso diretto sulla strada possa evitare le chiusure forzate perché considerato più sicuro a livello sanitario. Visto il diverso trattamento delle attività in base alla loro ubicazione, allora si pensi a un diverso trattamento anche a livello fiscale concedendo riduzioni di tasse comunali e statali a chi è costretto a stare chiuso. In caso contrario, con rammarico, saremo costrette a valutare la chiusura delle nostre attività». —



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