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il maxi processo 

Octopus, la pm Salvi chiede la condanna per Fangareggi (18 mesi) e Dallari (8 mesi)

Tiziano Soresina
Octopus, la pm Salvi chiede la condanna per Fangareggi (18 mesi) e Dallari (8 mesi)

L’accusa propone il rinvio a giudizio per 7 accusati di associazione a delinquere, mentre per Silipo si pronuncerà più avanti 

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Tiziano Soresina

reggio emilia. Poco più di un’ora per affrontare nove posizioni all’interno del maxi procedimento – sono 68 gli imputati – che ha nel mirino dell’accusa soprattutto una montagna di false fatturazioni.

La pm Valentina Salvi ha, infatti, toccato nella sua requisitoria le vicende che riguardano due imputati giudicati con rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo), mentre per gli otto imputati con l’imputazione più grave – vale a dire l’associazione a delinquere – ha concluso chiedendone il rinvio a giudizio (ad esclusione di Antonio Silipo, la cui posizione sarà valutata nella prossima udienza, stante il legittimo impedimento del suo difensore). Relativamente al rito abbreviato, ha chiesto la condanna ad un anno e mezzo di reclusione per il giornalista Nicola Fangareggi, mentre sono otto i mesi di carcere proposti per l’imprenditore Nunzio Dallari (ex presidente della Cna). La replica, in arringa, dei difensori arriverà l’8 marzo. I due legali si sono comunque già espressi davanti ai taccuini, nelle scorse udienze, dopo che in aula sono stati sentiti i testimoni legati al rito alternativo scelto.

L’avvocato Giulio Cesare Bonazzi – che tutela Fangareggi, sentito pure lui nell’udienza preliminare – parla di fatture non false (relative agli anni fra il 2011e il 2015) ma riferibili a prestazioni vere: «Al mio assistito vengono contestate sei fatture da 5 mila euro l’una che Gibertini (tramite la Gibertini Comunicazioni) aveva emesso a favore della testata online diretta da Fangareggi. Le prestazioni di lavoro non erano fittizie, ma reali. Come hanno spiegato i testimoni, fra Fangareggi e Gibertini c’era una consulenza professionale reciproca, con relativi pagamenti».

Anche l’avvocato Nino Ruffini – difensore di Dallari – ha dichiarato alla stampa di essere convinto di aver dimostrato l’innocenza del suo assistito. Pure l’avvocato Ruffini fa riferimento alle testimonianze, specie a quella di Carlo Paglia, collaboratore di Dallari, da cui è emerso che l’imprenditore di Baiso non conosceva Gibertini, ma era stato quest’ultimo a contattarlo per chiedergli se era interessato a sponsorizzare il programma che a quel tempo teneva sull’emittente Telereggio, vale a dire la trasmissione “Poke balle”. E, in effetti, poi comparirà dietro al conduttore Gibertini un cartellone che reclamizzava la ditta di Dallari. Un servizio pubblicitario giunto – secondo il testimone – dopo una serrata trattativa, perché il prezzo di quella sponsorizzazione era considerato troppo alto da Dallari. Comunque l’azienda di trasporti era in crisi e se da un lato necessitava di pubblicità per cercare nuovi clienti, dall’altro doveva investire le proprie risorse con attenzione.

Relativamente agli imputati per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio, la pm Salvi ha indicato come fossero sei le posizioni più di peso nell’organizzazione, cioè i “promotori”, con in testa il volto tv Marco Gibertini che si sarebbe dato parecchio da fare per individuare il maggior numero di aziende disponibili ad entrare in questo meccanismo illegale della falsa fatturazione. Sempre come “promotori” sono stati indicati Piersandro Pregliasco, Marco Castaldi, Gianluca Mussoni, Valerio Villani ed Antonio Silipo. Un gradino più sotto vi sarebbero due “organizzatori”, cioè l’imprenditore Mirco Salsi (ex titolare della Reggiana Gourmet) e il figlio Gianluca Salsi.

Ruoli specifici, descritti dall’accusa, facendo riferimento a intercettazioni telefoniche e scambi di mail.

Con l’anno 2010 come spartiacque, la pm Salvi – in avvio di requisitoria – ha indicato diversi casi di prescrizione del reato di falsa fatturazione. E per qualcuno ciò significa uscire dal processo. —

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