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Scuola sotto pressione «I focolai nelle aule? I contagi nascono fuori»

Martina Riccò
Scuola sotto pressione «I focolai nelle aule? I contagi nascono fuori»

Bernardi, direttore dell’ufficio scolastico provinciale: «Faremo ciò che serve» Malavasi: «Arrivano in classe già positivi e poi trasmettono il virus»

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Martina Riccò

REGGIO EMILIA. Con le dichiarazioni dell’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini, che ieri non ha escluso per Reggio Emilia e Modena il passaggio all’arancione scuro, la chiusura delle scuole non è più un’ipotesi remota.

Quando l’arancione “tende al rosso”, infatti, si torna interamente alla didattica a distanza, a eccezione di nidi e scuole d’infanzia che proseguono in presenza.

«Tuttavia – commenta Paolo Bernardi, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Reggio Emilia – occorre procedere un passo alla volta. Quando la Regione ci dirà di chiudere le scuole, ovviamente, le chiuderemo. Fino a quel momento proseguiremo come stiamo facendo. I protocolli e le procedure studiati appositamente per le scuole e applicati con grande attenzione hanno dato i loro frutti: è vero che anche nella nostra provincia sono stati registrati diversi focolai all’interno delle scuole, ma l’Ausl ha accertato che l’origine di tali contagi è extrascolastica, e i focolai sono circoscritti».

Non significa che si debba abbassare la guardia, anzi. «Molti dei contagi di massa registrati nell’ultimo periodo – dice Bernardi – sono legati alle feste di Carnevale o a quelle di compleanno. Ecco, a questo bisogna assolutamente rinunciare». La percezione del dirigente dell’Ufficio scolastico è che con il passare dei giorni la prudenza diminuisca, quando invece, a causa delle varianti in circolazione e della recrudescenza del virus, dovrebbe aumentare. «Non bisogna lasciarsi andare a eccessi di panico – sottolinea – ma nello stesso tempo bisogna tenere duro e applicare le norme che già conosciamo: non siamo mai stati così vulnerabili».

Gli eccessi sono evidenti a tutti: c’è chi si comporta come se il Covid non esistesse, mettendo a rischio non solo la propria salute ma quella dell’intera comunità, e chi invece è quasi paralizzato dalla paura. «La scuola è molto sotto pressione in questo momento – spiega Bernardi – da una parte ci sono le famiglie che vorrebbero chiudere subito tutte le scuole perché preoccupate per l’aumento dei casi, dall’altro quelle che non saprebbero dove lasciare i propri figli e sperano di non arrivare a una chiusura. In mezzo ci sono i bambini e i ragazzi, che hanno bisogno della scuola in presenza. Il mio consiglio ai dirigenti scolastici, che dopo un anno come questo sono chiaramente stanchi e provati, è quello di pensare a loro, e andare avanti. Non bisogna assecondare l’ansia: finché si potrà, le scuole rimarranno aperte».

È d’accordo Ilenia Malavasi, vicepresidente della Provincia con delega all’istruzione, ma per la prima volta dall’inizio della pandemia la “paladina della scuola in presenza” è più cauta: «La scuola ha sempre lavorato bene – sostiene – ma non si può non capire che sia inserita in un contesto territoriale che sta attraversando un momento davvero critico. A partire dal 20 febbraio c’è stato un brusco aumento dei contagi che ha messo sotto pressione il sistema sanitario e che, per la prima volta, coinvolge la popolazione più giovane: ogni giorno, da metà febbraio, il 25-30% dei positivi è rappresentato da ragazzi in età scolastica. I focolai non nascono a scuola – sottolinea – ma a scuola arrivano i positivi che poi trasmettono il virus. La situazione è cambiata, amministratori e dirigenti hanno quindi il compito di leggere con lucidità e razionalità questi nuovi dati e trovare le migliori soluzioni possibili».

L’unica percorribile secondo il sindacato di base Sgb è «la chiusura immediata di tutte le scuole di ogni ordine e grado, perché il diritto alla salute viene prima di qualunque altra cosa». E considerati i dati che riguardano Reggio, «il ritardo con cui la regione Emilia Romagna si riserva d’intervenire per la nostra provincia è di una gravità intollerabile». —

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