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Pedofilia, Pino La Monica scarcerato dopo due anni in cella a Bollate

Ambra Prati
Pedofilia, Pino La Monica scarcerato dopo due anni in cella a Bollate

L’ex educatore ha ottenuto una misura alternativa al carcere. La sorella Elena: «Si rifarà una vita, com’è giusto che sia» 

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REGGIO EMILIA. È uscito lunedì scorso dalla casa circondariale di Bollate, a Milano, Pino La Monica, l’ex educatore e attore al centro della vicenda di pedofilia più clamorosa della cronaca reggiana. «La misura alternativa è stata concessa dal Tribunale di Sorveglianza di Milano», si limita a confermare l’avvocato Antonella Calcaterra di Milano, subentrata nell’ultima fase del lungo e travagliato iter processuale all’avvocato Antonella Crippa di Monza.

Quando si sono dischiuse le porte del carcere, Pino La Monica ha trovato ad attenderlo la sorella Elena: «Sono andata a prenderlo. L’affidamento all’Uepa (l’ufficio per l’esecuzione pena esterna) è stato concesso perché in carcere lui ha seguito un percorso e ha mantenuto una condotta definita egregia da educatori e criminologi. Sul dispositivo Pino viene ritenuto “persona con grandi capacità e potenziale” e “con una solida famiglia presente”. E tutti coloro che gli vogliono bene non avevano dubbi».

I familiari fanno quadrato intorno alla sua privacy: «Pino si rifarà una vita, com’è giusto che sia dopo dodici anni di calvario». La vicenda – che ha diviso l’opinione pubblica cittadina tra innocentisti e colpevolisti, con tanto di sit-in davanti al tribunale – risale al 2008, quando l’educatore è stato arrestato per presunti abusi su nove minorenni partecipanti ai suoi corsi di teatro nell’anno scolastico 2006-2007 e per detenzione di 399 immagini pedopornografiche trovate nei tre computer (accusa, quest’ultima, poi caduta).

Palpeggiamenti e avances sessuali su bambine e ragazzine: si ricorda il caso di una minore che ha lasciato il diario aperto affinché il padre leggesse perché non voleva più frequentare il corso di teatro. Da una parte l’educatore che si è sempre proclamato innocente, dall’altra quelle minorenni ritenute credibili dal pm Maria Rita Pantani. Il processo è stato combattutissimo e ha segnato ben tre passaggi in Appello e tre in Cassazione.

Il primo step è stata la condanna di primo grado dell’11 giugno 2010 a 9 anni e 9 mesi, ridotta dal primo Appello del 28 novembre 2014 a 8 anni e 3 mesi. Da quel momento in poi la difesa dell’imputato ha presentato diversi ricorsi, tutti ruotanti intorno al perno del conteggio della pena e del bilanciamento tra fatto di lieve entità e attenuanti generiche: ogni volta la Cassazione ha rinviato gli atti all’Appello, in un rimpallo continuo che, insieme al pregresso, ha ottenuto il risultato di limare la pena. Fino al 5 aprile 2019, quando la Corte di Cassazione di Roma ha emesso la condanna definitiva: rigettato il ricorso della difesa, confermata la precedente sentenza della Corte d’Appello di Bologna di 6 anni, 3 mesi e 10 giorni per violenza sessuale su minori. Assente alla lettura l’avvocato Marco Scarpati, che ha rappresentato le tre parti civili rimaste a bocca asciutta: non hanno mai ricevuto alcun risarcimento.

L’ex educatore si presentò nel carcere di Bollate, prescelto per i progetti qualificati. Durante il procedimento La Monica è tornato sui libri: nel 2016 si è laureato (voto 110 su 110) in Scienze Ambientali all’Università di Bologna e ha intrapreso una seconda laurea in Fisica. Dal palcoscenico a una carriera di scienziato.

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