«Conosco bene mio padre, non è un pedofilo»
La figlia insegnante difende, in aula, il genitore 77enne che è alla sbarra per due casi di abusi sessuali su minori
bassa. L’accusa per il 77enne è di quelle pesanti: violenza sessuale su minore.
Nel settembre 2019, con quest’accusa, il pensionato era finito agli arresti domiciliari al culmine dell’indagine dei carabinieri coordinati dal pubblico ministero Maria Rita Pantani.
Ieri, in tribunale a Reggio Emilia, il processo è entrato nel vivo. L’anziano è presente, seduto in prima fila a fianco degli avvocati difensori Tommaso Lombardini e Cristina Reda. Due gli episodi contestati: abusi sessuali ad una bimba in un letto dove dormivano altre persone, in seconda battuta baci sulla bocca e palpeggiamenti al seno a una dodicenne.
Un’udienza non facile, perché a testimoniare c’è una delle due figlie del 77enne.
È un’insegnante, non crede alle accuse al genitore, lo ritiene calunniato e si trova a disagio ad entrare nei particolari di questa delicata vicenda. E dopo un lungo e teso botta e risposta con la pm Pantani – anche perché la teste conosce le dinamiche di questa storia, avendo letto le carte processuali – le viene accordato dal collegio giudicante (presiede Giovanni Ghini, a latere le colleghe Silvia Guareschi e Antonella Bove) di esprimere un suo pensiero conclusivo. «Sono rimasta shockata da questa cosa – rimarca – perchè conosco mio padre come persona stravagante, ma è impossibile che abbia avuto questi comportamenti. È sempre stato in contatto con i minori, ha lavorato in piscina e come persona giocosa veniva chiamato anche alla scuola d’infanzia. E nessun genitore si è mai lamentato. A mio padre avevo solo detto di cambiare atteggiamento, perché dare caramelle e cioccolatini a dei bambini lo vedo sbagliato come insegnante, inoltre giocare e fare capriole in cortile – conclude – può essere fisicamente pericoloso alla sua età». Relativamente al caso della dodicenne, era stata la famiglia a presentare la denuncia ai carabinieri, facendo scattare l’inchiesta. Secondo gli inquirenti, per raggiungere il suo scopo avrebbe approfittato dell’assenza di adulti: la ragazzina, infatti, era sola quando era passata con il suo cagnolino. L’aveva invitata a recarsi nel cortile della sua abitazione. Sebbene la giovanissima avesse tirato dritto declinando quell’invito, l’anziano non si era dato per vinto, l’avrebbe seguita, raggiunta e costretta a subire atti sessuali: baci sulla bocca e palpeggiamenti al seno. Stringendola talmente forte, da impedirle di fuggire. Il pensionato mollava la presa solo quando vedeva un passante avvicinarsi. A quel punto, la ragazzina riusciva a divincolarsi e correre via. Per la difesa è tutto un equivoco. —
T.S.
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