«Ho fatto da intermediario a San Marino per lo Sputnik»
Il consigliere leghista: «Un avvocato belga mi ha riferito della possibilità di contattare i distributori AstraZeneca e i russi»
CASTELNOVO MONTI. I vaccini russi, San Marino e un intermediario montanaro. In queste settimane di emergenza e di carenze di vaccini, si è molto discusso sull’opportunità di utilizzare anche in Europa il vaccino russo Sputnik, usato anche in altre Nazioni.
A San Marino, il governo della piccola repubblica sul Monte Titano ha trovato un accordo con la Russia e ha iniziato il ciclo di iniezioni, attirando attenzioni da parte di molti italiani ancora distanti mesi dalla loro immunizzazione. Fra le persone coinvolte nell’operazione vi è anche il consigliere leghista di Castelnovo Monti Alessando Davoli, che si interroga anche sul perché l’Italia non abbia voluto, sino ad ora, esplorare seriamente questa opzione.
«Oltre un mese fa, per motivi di lavoro, ho fatto conoscenza di un rinomato avvocato belga. Mi è stato presentato da un italiano che partecipa ad una trattativa nella quale sono coinvolto», racconta. «La notizia che mi viene riferita è la possibilità di contattare il distributore ufficiale AstraZeneca e quello dello Sputnik V. La condizione non eludibile è che si tratti di una richiesta proveniente da un governo o da istituzioni mediche pubbliche». Davoli informa i suoi conoscenti e pochi giorni dopo «un amico mi segnala che il governo di San Marino sta cercando una relazione con il distributore di AstraZeneca o dello Sputnik V». Davoli contatta un industriale di San Marino, viene invitato nella Repubblica. Si guardano le schede tecniche. «I miei ospiti sono favorevolmente colpiti anche della procedura che si deve seguire: preciso che io non compro né vendo vaccini, che non sono a conoscenza del prezzo, che non seguirò la fase contrattuale. Il mio intervento è solo quello di metterli in contatto con un primo filtro, un industriale canadese, di informarli sulla procedura da seguire, per portare il governo a contatto diretto con un distributore ufficiale delle due aziende produttrici, quella inglese e quella russa». Poche ore e Davoli viene convocato dal segretario di Stato al lavoro, uno dei “ministri” sanmarinesi, e lì il consigliere montanaro ribadisce di non essere un intermediario, «non pretendo provvigioni dal governo. Se l’operazione avrà successo sarebbe gradito solo un eventuale riconoscimento pubblico dell’attività». Nei giorni seguenti parte un bizzarro valzer: San Marino annuncia di aver acquistato dosi del vaccino russo prima di fare marcia indietro su pressioni dell’Italia, per poi cambiare nuovamente idea e procedere. I primi abitanti della Repubblica del Titano sono già stati vaccinati, nella passata settimana. Le trattative San Marino-Russia erano già avviate da tempo; per Davoli «il mio viaggio e la successiva chiacchierata con il ministro è stata solo una ulteriore verifica e, forse, ma non è una certezza, l’ultima spinta che ha fatto fare la scelta». —
Adr.Ar.
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