«Siamo pronti a confrontarci ma questo modo è sbagliato»
REGGIO EMILIA. «Come è giusto che sia i ragazzi hanno qualcosa da dire e chiedono che gli adulti li ascoltino, il problema è che questi ragazzi hanno scelto il percorso metodologico sbagliato».
Daniele Cottafavi, dirigente scolastico del liceo Matilde di Canossa, è davanti alla scuola occupata. Parla con gli insegnanti, ferma quelli che, arrivando di corsa senza capire cosa sta accadendo, pensano di poter entrare, ascolta gli studenti. Quelli dentro, e i pochi fuori.
È nel piazzale davanti all’ingresso dalle sette, e non si allontanerà prima di aver risolto la situazione: «Non mi è stata fatta alcuna richiesta di assemblea – dice, spiegando la sua sorpresa nel trovare la scuola occupata –. Se me l’avessero presentata per un mese, e io per un mese avessi detto no, allora avrebbe anche potuto avere senso reagire in questo modo. Ma così... loro chiedono uno spazio per parlare di scuola, si oppongono alla didattica a distanza eppure hanno costretto tutti i loro colleghi a perdere l’ultimo giorno di scuola in presenza».
Non è un “muro contro muro”, tuttavia: «Siamo pronti a confrontarci – dice il preside – e a lasciare uno spazio di autogestione all’interno dell’orario scolastico, nel rispetto delle regole anticontagio ovviamente. Ma finché resteranno dentro non possiamo fare nulla, l’occupazione è un atto illegittimo e la scuola così, senza insegnanti, personale Ata, squadre di sicurezza, chi si occupi della sanificazione e così via, è inagibile».
Dalla finestra dell’aula in cui si sono radunati gli occupanti, intanto, riecheggiano parole dure contro gli adulti «che non hanno fatto nulla per evitare il ritorno alla didattica a distanza»: «Questo dispiace molto – commenta il preside – ma la didattica a distanza è un palliativo rispetto a un’emergenza che c’è. Se giriamo la testa dall’altra parte ci sono le terapie intensive piene. Noi abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare, gli studenti sono stati bravissimi e hanno acquisito un grande senso di responsabilità, ma la scuola non è una monade, è in un sistema complesso. E in un sistema di ingranaggi non può funzionare un ingranaggio da solo, devono funzionare tutti. Allora la scuola deve farsi carico della salute pubblica, cercando allo stesso tempo di garantire la formazione degli studenti». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
