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la decisione del csm 

«Temiamo un rafforzamento delle mafie»: l’appello a sostegno di Marco Mescolini

Evaristo Sparvieri
«Temiamo un rafforzamento delle mafie»: l’appello a sostegno di Marco Mescolini

Lettera di solidarietà al procuratore capo. Fra i firmatari anche Simone Vecchi, segretario Fiom e fratello del sindaco

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REGGIO EMILIA. «Temiamo in particolare il pericolo da più parti denunciato di un rafforzamento della criminalità organizzata proprio ora, per le difficoltà economiche che la pandemia sta determinando, con imprese e lavoratori più deboli. Con il concreto rischio di cedimenti alle lusinghe dei capitali illeciti pronti a riversarsi anche a Reggio e in Emilia-Romagna». C’è Simone Vecchi, segretario Fiom e fratello del sindaco di Reggio, insieme ad altri esponenti dei sindacati. E poi c’è Manuel Masini, referente provinciale di Libera. E ancora: l’ex vicesindaco, Franco Ferretti, il primario di Malattie Infettive, Marco Massari, esponenti dell’associazionismo cattolico, come Mauro Ponzi, il giornalista Paolo Bonacini. Sono i primi firmatari che, a titolo personale, lanciano l’appello “Per il futuro di Reggio”, dando il via a una raccolta firme a difesa dell’operato del procuratore Marco Mescolini, tuttora in attesa di conoscere la sua sede di destinazione in conseguenza del trasferimento d’ufficio stabilito all’unanimità dal plenum del Csm, che il 24 febbraio ne ha dichiarato l’incompatibilità ambientale a Reggio e nel distretto di Bologna.

Una decisione che, secondo i firmatari, è frutto di «inaccettabili semplificazioni e strumentalizzazioni» da parte della destra. E che, per la giustizia reggiana, «apre uno scenario nuovo e preoccupante», dal momento che «verranno meno le competenze, le relazioni, le capacità di coordinamento investigativo, che l’allora sostituto procuratore ha messo a disposizione per dieci anni della Dda bolognese con la sua attività inquirente e requirente».

Il riferimento è alla maxi-inchiesta Aemilia, dove Mescolini – al quale i firmatari rivolgono «solidarietà umana» – ha rivestito il ruolo di pm: un’inchiesta da cui è nato quello che viene definito «il più grande processo alla ‘ndrangheta della storia italiana», attraverso il quale «alla cosca, e ai tanti soggetti che in questa regione hanno ceduto alle sue offerte e chiesto i suoi servigi, è stato assestato un colpo durissimo, certificato da 150 condanne per oltre mille anni di carcere. Sentenze giunte in Cassazione due anni fa nel rito abbreviato e che hanno retto all’Appello nel 2020 per gli imputati del rito ordinario». E ancora: «Quel patrimonio fatto di competenze investigative e conoscenze ambientali – aggiungono i firmatari – ha consentito, dopo l’insediamento di Mescolini a Reggio, di aggredire le nuove frontiere del crimine organizzato, che mostrano associazioni a delinquere comuni e mafiose capaci di condividere il proprio know how criminale nel comune obbiettivo di depredare il territorio e colpire il tessuto sano della società. Di falsare le regole del mercato, di calpestare i diritti del lavoro e della libertà d’impresa, attraverso la commissione di una varietà infinita di reati».

Da Billions a Grimilde, da Octopus a Kanonieri K’urdi. Sono queste le nuove inchieste che, per i firmatari, «dicono quanto le pratiche della malavita organizzata fossero diffuse»: indagini e processi con «centinaia di indagati e centinaia di milioni di euro di guadagni illeciti», che «testimoniano l’evoluzione dei crimini economici nei nostri territori e la necessità di saper attivare strumenti e metodi di contrasto all’altezza della sfida». Secondo i sottoscrittori, che negano qualunque sospetto di favoritismo di Mescolini verso il Pd o quel centrosinistra al quale possono essere genericamente ricondotti gli stessi firmatari dell’appello, «preservare questo patrimonio, a partire dalla cultura della legalità che l’esperienza di Aemilia ha aiutato a diffondere tra i cittadini, è decisivo, e temiamo le possibili conseguenze che , comporta l’allontanamento di Mescolini, per il quale il Csm ha stabilito addirittura il divieto di operare nell’intera Emilia-Romagna». —

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