Gazzetta di Reggio

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i rapporti con la politica 

«Contro di lui una strumentalizzazione della destra»

E.Spa.

Per i sottoscrittori dell’appello l’esito del Plenum del Csm che ha trasferito il procuratore è il risultato di «una campagna  di inaccettabili semplificazioni»

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REGGIO EMILIA. «Una campagna ben orchestrata da esponenti politici di destra, compreso un imputato del processo Aemilia, che sono giunti ad accusare il Procuratore Marco Mescolini sulla base di un singolare principio di par condicio applicato al Codice penale: “Sono stati indagati solo esponenti di destra e non anche di sinistra, sebbene ce ne fossero i presupposti”». Così i firmatari dell’appello a sostegno di Marco Mescolini, interpretano il contenuto della delibera del Csm – di cui è stato relatore il pm antimafia, Antonino Di Matteo – che ha decretato il trasferimento del procuratore capo da Reggio e dal distretto giudiziario di Bologna per incompatibilità ambientale.

«Il provvedimento del Csm, come è emerso dalla discussione di merito nel Plenum del 24 febbraio, attribuisce al procuratore rapporti privilegiati con una specifica parte politica e con i suoi esponenti – scrivono i firmatari – Ciò è il risultato finale, a nostro avviso, di una campagna di inaccettabili semplificazioni e strumentalizzazioni, che si è intensificata poco meno di un anno fa prendendo a pretesto le intercettazioni dell’ex magistrato Luca Palamara, attualmente sotto indagine per corruzione, ma che già era emersa fin dalle battute iniziali del processo». Pur senza citarlo per nome, il bersaglio dei firmatari dell’appello è l’esponente di Forza Italia Giovanni Paolo Bernini. Accusato inizialmente di concorso esterno in associazione mafiosa e poi di voto di scambio politico-mafioso, il politico parmense è stato prosciolto in via definitiva con la dichiarazione di prescrizione del reato di corruzione elettorale semplice. E da mesi, anche attraverso un libro-denuncia, si dice vittima di «malagiustizia politica», parlando di un mancato coinvolgimento in Aemilia di esponenti Pd e accusando Mescolini di queste lacune.

Per i firmatari dell’appello a sostegno del procuratore, si tratta di «una tesi priva di riscontri e di attendibilità, come hanno già stabilito anche le sentenze di Aemilia, ma che trova sempre nuovi pretesti per essere riproposta».

Sono due le ragioni su cui si concentrano i firmatari: «L’azione di contrasto alla criminalità organizzata, e ancor più a quella di matrice mafiosa – scrivono – è frutto di un lavoro collettivo che investe decine e centinaia di magistrati, uomini delle forze di polizia, delle istituzioni, delle professioni e della società civile nelle sue espressioni organizzate». Un lavoro «che passa al vaglio di numerosi collegi giudicanti deputati ad emettere le sentenze (cinque fino ad oggi, esclusi gli stralci, per il solo processo Aemilia)». Di qui una prima considerazione: «Ipotizzare che una sola diabolica mente possa orientare a proprio piacere le indagini e di conseguenza le sentenze, a favore o a danno di questo o di quel partito, o persona, è irrealistico e offensivo nei confronti, oltre che del diretto interessato, anche della pluralità di voci che mettono a disposizione le proprie competenze per il fine comune».

Quanto alla seconda ragione, invece, i firmatari si concentrano sull’importanza di Aemilia per la formazione di una coscienza antimafia nella comunità reggiana: «Pur tra mille contraddizioni e ricadute, questo percorso di acquisizione di consapevolezza è cresciuto e si è consolidato nella coscienza collettiva. È un processo irreversibile, che non può e non deve essere messo in discussione o interrotto, pena il fallimento del sogno che da sempre contraddistingue questa comunità: la capacità di costruire condizioni di vita dignitose per tutti, nel rispetto delle regole di democrazia stabilite dalla Costituzione e dei diritti inalienabili di ogni individuo». —

E.Spa.

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