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«I beni tolti alle mafie saranno i simboli del cambiamento»

«I beni tolti alle mafie saranno i simboli del cambiamento»

Il prefetto Iolanda Rolli ha istituito il “Nucleo di supporto” provinciale L’obiettivo è «dare nuova luce agli immobili sequestrati ai mafiosi» 

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l’iniziativa

Un nuovo organismo, creato per aiutare a recuperare e valorizzare i beni e gli immobili sequestrati ai mafiosi e restituirli alla collettività. Il prefetto di Reggio Emilia, Iolanda Rolli, ha costituito nei giorni scorsi il “Nucleo di supporto” che lavorerà in stretto contatto con l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc).

Un’iniziativa, quella del prefetto Rolli, annunciata e discussa durante un incontro al quale hanno partecipato il prefetto Bruno Corda, direttore dell’Agenzia, Mariarosa Turchi, direttore generale della Direzione generale beni mobili e immobili sequestrati e confiscati, i componenti del Nucleo, il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni, i vertici delle forze di polizia, il commissario della Camera di commercio e i rappresentanti della Regione Emilia-Romagna, del tribunale di Reggio, dell’Agenzia delle entrate e dell’Agenzia del demanio oltre al sindaco di Reggio e i sindaci dei Comuni dove hanno sede i beni sequestrati alla mafia. «Con la costituzione del Nucleo – ha spiegato Rolli – ho voluto dare un’importante segnale a questa provincia, un segnale a cui la presenza del prefetto Corda ha aggiunto maggiore forza. Molti gli esempi, i percorsi scaturiti dalle esperienze di riutilizzo per finalità sociali di trasformazione di quei beni da esclusivi a beni condivisi. A questi esempi dobbiamo guardare ma dobbiamo anche, con quella concretezza che è tipica dei reggiani, cercare una strategia condivisa per immaginare una nuova vita di questi patrimoni che sia la base della loro effettiva restituzione alla comunità».

Il Nucleo avrà una funzione di raccordo e confronto con l’Agenzia nazionale, non solo per garantire l’attività di supporto nelle attività connesse all’amministrazione e alla destinazione dei beni confiscati ma anche come organo di monitoraggio per verificare che l’impiego degli stessi beni sia conforme alla legge. L’obiettivo da raggiungere, spiega la prefettura, «è trasformare tutti questi immobili in segni concreti di cambiamento e strumenti per un nuovo modello di sviluppo».

Il processo Aemilia, il più grande contro le mafie mai svolto nel nord Italia, è nato da un’importante inchiesta che ha svelato il forte radicamento dei criminali ’ndranghetisti nel Reggiano. «È stato ferito un territorio – conclude la prefettura – che ora esprime con vigore l’esigenza di salvaguardare l’economia legale dalla criminalità organizzata, soprattutto in questo momento». —

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