«Non trasmettiamo le ansie ai bambini Loro hanno bisogno di gioco e speranza»
Le scuole chiuse preoccupano il pediatra Alessandro Volta «Le famiglie più fragili non sapranno seguire i piccoli»
Martina Riccò
REGGIO EMILIA. «La maggior parte dei bambini positivi al Covid continua a manifestare pochissimi sintomi o addirittura nessuno. C’è stato un grande aumento dei contagi tra i piccoli, ma al momento i positivi sono tutti a casa, la maggior parte senza terapie».
A rassicurare i genitori è il dottor Alessandro Volta, direttore del Programma Materno Infantile dell’Ausl di Reggio, che aggiunge: «In questo momento a preoccupare non è lo stato di salute dei bambini, ma il fatto che possano a loro volta contagiare gli adulti».
La colpa è delle varianti?
«Non siamo in grado di stabilirlo con assoluta certezza, ma i dati epidemiologici ci fanno pensare che l’aumento della contagiosità che abbiamo registrato sia legato alla circolazione della variante inglese o comunque a una modificazione del virus. Le mutazioni erano previste, è un decorso normale che porta alla diminuzione della virulenza, ma occorre tempo. Un anno, anche se a noi è sembrata un’eternità, è troppo poco».
E così oggi, a un anno dal primo lockdown, ci troviamo di nuovo con le scuole chiuse. Questa situazione la preoccupa?
«Molto. Il motivo è che tanti bambini si ritroveranno a casa con famiglie fragili o in difficoltà, e non verranno seguiti. E quindi ci aspettiamo problemi di obesità, depressione, difficoltà progettuale... La scuola svolge un ruolo fondamentale durante l’età evolutiva, e anche il confronto con i pari è importantissimo».
Se la caveranno meglio i ragazzi delle medie e delle superiori?
«Sicuramente riusciranno a seguire le lezioni in didattica a distanza, mentre per i bambini delle scuole elementari e dell’infanzia sarà impossibile. Senza considerare la difficoltà dei genitori che si troveranno a gestire i figli e nello stesso tempo a lavorare. E chi non ce la farà e dovrà chiedere aiuto ai nonni? Nonni giovani che non sono ancora stati vaccinati? È un cane che si morde la coda».
Il confronto con la scorsa primavera è inevitabile: all’epoca era tutto chiuso e gli adulti non erano così stanchi e provati.
«Le continue aperture e chiusure che rompono il ritmo, l’incertezza sul futuro, l’impossibilità di programmare anche solo cosa fare nel fine settimana, la mancanza di socialità hanno devastato tutti. Abbiamo sulle spalle un anno impegnativo ma ne abbiamo davanti un altro che non sarà da meno. La nostra sola speranza è il vaccino, ma a causa dei problemi nella distribuzione ci vorrà del tempo».
Tutto questo avrà ripercussioni sui bambini e i ragazzi?
«Noi adulti dobbiamo essere bravi ed evitare di scaricare su di loro le nostre ansie e paure. Con i più grandi si deve parlare, bisogna spiegare loro cosa sta succedendo, rispondere alle loro domande, ma i piccoli vanno protetti. Non dico di mentire, ma filtrare e comunicare quello che sono in grado di comprendere. Stando sempre attenti al fatto che loro percepiscono anche quello che noi non abbiamo ancora elaborato. Le maestre e le educatrici dei nidi e delle scuole dell’infanzia sono bravissime a farlo, trovando strumenti comunicativi adeguati alla sensibilità dei piccoli. Anche per questo credo sia un peccato chiudere queste scuole. Non avrei messo tutti gli ordini e i gradi insieme: avrei distinto sotto e sopra i 10 anni».
Perché?
«Per i ragazzi più grandi questa crisi potrebbe avere una grande valenza educativa, portandoli a dare valore a cose che prima davano per scontate. Ma i piccoli hanno bisogno di sapere che questa situazione è transitoria, che la vita continua, che non ci possiamo abbracciare ma le relazioni continuano, che ci sono giornate cattive ma anche tante buone. Sono molto preoccupato».
Avrebbe tenuto le scuole aperte?
«Credo che la pandemia abbia rappresentato una opportunità di rinnovare la scuola, che però lo scorso anno non è stata colta. Le nostre classi sono troppo numerose, gli spazi inadeguati. Erano necessari investimenti per risolvere problemi storici della scuola, che la pandemia ha solo acuito».
A questo punto cosa possiamo fare?
«Chiunque si occuperà dei bambini si ricordi l’insegnamento di Donald Winnicott, pediatra e psicanalista britannico: “Per la salute mentale dei bambini in età evolutiva servono tre cose: gioco, creatività e speranza”». —
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