A Cerreto Laghi anche lo sci agonistico da lunedì si ferma
Ventasso. Nell’«annus horribilis» dello sci (e certo non solo di questo settore) le uniche attività che erano andate avanti sulle piste erano stati, a Cerreto Laghi, gli allenamenti per gli atleti tesserati Fisi e iscritti ai club. Ma ora cessa anche questa attività, e di fatto chiude definitivamente una stagione che è stata paradossale: impossibilità di sciare nel corso di uno degli inverni più nevosi degli ultimi anni.
Spiega in una nota la società di gestione degli impianti TurismoAppennino: «Da lunedì 8 marzo gli impianti saranno chiusi, questo sarà l’ultimo weekend di allenamenti. Ci dispiace davvero, ma dal momento che gli impianti non potranno essere aperti ai turisti amatoriali e visto l’aggravarsi della pandemia e dei contagi anche nella nostra zona, con grande senso di responsabilità e con grande dispiacere, siamo costretti a chiudere gli impianti sciistici. In questa stagione davvero difficile ed economicamente drammatica abbiamo dato sempre il massimo, il 100% delle nostre energie e delle nostre forze per far sì che gli impianti sciistici dessero un’impulso alla nostra economia. Ogni nostra scelta è stata fatta con l’intento di valorizzare, anche in un periodo così duro, Cerreto Laghi».
Conclude la nota: «Ringraziamo tantissimo gli Sci Club, i ragazzi, i genitori e gli sciatori master, che ci hanno sostenuto durante tutta la stagione. Ringraziamo le forze dell’ordine e gli operatori sanitari che ci hanno garantito gare e allenamenti in totale sicurezza. Speriamo che nei prossimi giorni calino i contagi e tutto torni in sicurezza per pensare alla stagione estiva e a farvi godere la montagna anche in estate».
Ora ci saranno da capire quali saranno e quando arriveranno i ristori annunciati da Governo e Regioni, e quali saranno gli strascichi economici, sicuramente pesantissimi, che perdureranno anche nei prossimi mesi con la concreta possibilità che alcune attività turistiche e ricettive non riaprano i battenti nemmeno quando sarà possibile farlo.
Uno spiraglio di speranza per gli impianti c’era stato in prossimità dello scadere dell’obbligo di chiusura nelle regioni arancioni, il 15 febbraio scorso. Obbligo che fino a l’ultimo pareva non sarebbe stato prorogato. Salvo l’annuncio del Governo in «zona Cesarini» dello stop alla riapertura, che aveva provocato un’onda lunga di proteste da parte di gestori, associazioni di categoria e amministratori e politici. —
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